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Maldive, Monica Montefalcone era in servizio per l’Università il giorno dell’immersione fatale

Nuovi elementi sull’immersione alle Maldive in cui è morta Monica Montefalcone indicano che la docente risultava ufficialmente in servizio. La procura di Roma indaga su responsabilità, missione scientifica e conoscenza delle attività da parte dell’Università di Genova.

Nel fascicolo aperto dalla procura di Roma per omicidio colposo sulla tragedia alle Maldive, costata la vita a cinque cittadini italiani durante un’immersione tecnica, emerge che Monica Montefalcone risultava formalmente in servizio per l’Università di Genova il giorno dell’incidente, il 14 maggio, e non in ferie o in permesso. Nella stessa immersione hanno perso la vita la figlia della docente, Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e la guida subacquea Gianluca Benedetti. Questo dato, ricavato dai file interni dell’ateneo, entra in potenziale tensione con la prima ricostruzione ufficiale dell’Università, secondo cui le immersioni profonde alle Maldive sarebbero state attività svolte “a titolo personale”.

La missione scientifica e la posizione di Montefalcone

Secondo gli atti acquisiti dalla Squadra mobile per conto della procura di Roma, la professoressa Montefalcone, associata di Ecologia e specialista di biologia marina, si trovava alle Maldive nell’ambito di una missione scientifica riconducibile all’Università di Genova, finalizzata allo studio di ambiente marino, cambiamenti climatici e biodiversità tropicale. Per l’Ateneo, tuttavia, l’immersione profonda in cui è avvenuta la tragedia non rientrava tra le attività autorizzate – limitate ufficialmente a snorkeling e osservazione delle barriere coralline – e sarebbe stata espressamente vietata dai regolamenti interni. La linea difensiva dei legali della famiglia, tra cui Alessandro Albert, è opposta: le crociere scientifiche e le immersioni della docente alle Maldive avrebbero carattere periodico e sarebbero da tempo note ai vertici universitari, anche attraverso documentazione progettuale e relazioni scientifiche che citano immersioni a grande profondità. Da qui l’affermazione che l’“ateneo non poteva non sapere” delle attività in corso il giorno della tragedia.

Indagine su ateneo, responsabilità e infortunio sul lavoro

La procura di Roma, competente per i reati commessi all’estero ai danni di cittadini italiani, sta vagliando il materiale raccolto – email di Montefalcone, piani di missione, autorizzazioni, coperture assicurative e valutazioni dei rischi – per chiarire se la docente fosse in missione di lavoro al momento dell’immersione e quale fosse il livello di conoscenza effettiva dell’Università di Genova sulle immersioni tecniche alle Maldive. La circostanza che Montefalcone risultasse ufficialmente in servizio potrebbe aprire lo scenario di un possibile infortunio mortale sul lavoro, con ricadute su responsabilità civili, tutele assicurative e risarcimenti ai familiari. I legali di Giorgio Sommacal, marito della docente e padre di Giorgia, contestano inoltre all’ateneo la mancata denuncia formale di infortunio sul lavoro e annunciano la valutazione di una richiesta danni. Mentre l’Università mantiene il silenzio pubblico sul caso, l’altra linea di indagine riguarda il tour operator che ha organizzato la crociera e le attrezzature utilizzate per l’immersione, in un contesto in cui, secondo le autorità maldiviane, manca una normativa specifica sulle immersioni tecniche. Diversi docenti e tecnici presenti sulla nave sono già stati ascoltati come persone informate sui fatti, per ricostruire i dettagli di una tragedia alle Maldive che continua a sollevare interrogativi sul confine tra attività scientifica istituzionale e iniziativa personale.

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