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Strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: probabili avvelenamenti

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono stati trovati decine di lupi morti, con sospetti di avvelenamento. Le associazioni ambientaliste denunciano un clima di odio verso la fauna selvatica, mentre le autorità indagano sulle carcasse. L’episodio minaccia la biodiversità dell’area protetta.

Una vera e propria strage di lupi sta colpendo il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con decine di esemplari ritrovati senza vita in pochi giorni. Le prime ipotesi puntano su esche avvelenate, un metodo crudele che sta suscitando indignazione tra esperti e ambientalisti. Questo dramma ambientale evidenzia le tensioni tra conservazione della fauna e attività umane nell’Appennino centrale.

Il bilancio delle vittime e i primi ritrovamenti

Lo staff del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha scoperto inicialmente dieci carcasse di lupi: cinque ad Alfedena, in provincia dell’Aquila, e cinque a Pescasseroli, sempre nel territorio aquilano. Successivamente, il numero è salito, con ulteriori tre esemplari trovati morti, portando il totale a almeno tredici casi sospetti di avvelenamento nella prima metà di aprile 2026. Le esche letali, rinvenute sul territorio, sono state sequestrate e le carcasse affidate alla Procura di Sulmona per gli esami dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise.

Le associazioni come WWF Italia definiscono l’accaduto un “episodio gravissimo”, sottolineando come il veleno sia “la forma di bracconaggio più vigliacca” perché uccide indiscriminatamente, colpendo non solo lupi ma potenzialmente orsi bruni marsicani, altri animali selvatici, domestici e persino umani. Salviamo l’Orso e Rewilding Apennines parlano di almeno dodici lupi avvelenati in Abruzzo, un segnale allarmante per la strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Indagini in corso e rischi per la biodiversità

I Carabinieri Forestali hanno aperto un fascicolo e avvertono che questi episodi non possono essere considerati isolati. Il veleno ingerito dai lupi potrebbe diffondersi nella catena alimentare, con conseguenze catastrofiche per specie iconiche come l’orso marsicano, già a rischio estinzione. Gli studiosi lanciano l’allarme: la biodiversità del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è seriamente minacciata da atti di bracconaggio come questa strage di lupi.

Gli ambientalisti, tra cui Legambiente, attribuiscono il fenomeno a un “clima di odio” verso la fauna selvatica, alimentato da leggi governative, richieste regionali e riduzioni della protezione Ue. WWF annuncia battaglie legali contro i responsabili, una volta identificati. Questo contesto aggrava la strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio, rendendola sintomo di problemi più ampi nella gestione della fauna protetta.

Reazioni e misure di tutela

Il Parco ha diffuso comunicati sui social per sensibilizzare l’opinione pubblica, mentre il TG Ambiente ha definito la strage di lupi “inaccettabile”. Video e servizi giornalistici documentano i ritrovamenti, amplificando l’urgenza di interventi. Le autorità promettono accertamenti approfonditi per contrastare il bracconaggio, essenziale per preservare l’equilibrio ecologico del parco.

La strage di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta una ferita profonda per uno dei santuari naturali più importanti d’Italia, dove il lupo appenninico è simbolo di rinascita faunistica. Solo un impegno collettivo può fermare questa mattanza e garantire la sopravvivenza delle specie selvatiche.

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