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In Mongolia greggi decimate dai lupi: colpa della bassa biodiversità

Uno studio pubblicato su Mammalian Biology condotto da Nina Tiralla dell’università tedesca di Göttingen insieme a due colleghi del Senckenberg Museum, il secondo museo per grandezza di storia naturale della Germania che ha sede a Francoforte, ha evidenziato come la bassa biodiversità influenzi le abitudini alimentari dei lupi della Mongolia. Questi animali a causa della carenza di prede selvatiche, sarebbero infatti costretti a nutrirsi di quelle domestiche al pascolo. La Mongolia stato dell’Asia orientale privo di accesso al mare, per gran parte del suo territorio è coperta da steppe, con montagne a nord, a ovest e il deserto del Gobi a sud; la superficie coltivabile è molto limitata a causa del clima freddo. Grande 1.566.000 km² con una popolazione di circa 3,2 milioni di persone, concentrata per lo più nella capitale e città più grande Ulan Bator, ha la più bassa densità di abitanti al mondo, stimata in appena 2 persone per km². Il 30% della popolazione è nomade, dedita prevalentemente all’allevamento, in un habitat che però sta causando sempre più contatti indesiderati tra animali selvatici ed esseri umani.

Foto di Marcel Langthim da Pixabay

I lupi, in particolare, stanno diventando un serio problema: la biologa Tiralla ha raccolto e analizzato campioni di feci di lupi che vivono in ambienti ancora naturali o con scarsa presenza umana e quindi ad alta biodiversità, scoprendo che quando i lupi hanno a disposizione cibo selvatico scelgono sempre quello. Non ci sarebbe nessuna traccia di animali domestici, quindi diventerebbero pericolosi per il bestiame solo se non si lascia loro alternativa. Senza questa rottura del loro equilibrio, preferirebbero prede selvatiche.

“La crescente animosità verso i lupi da parte dei nomadi allevatori e i conflitti che ne derivano, evidenziano l’urgente necessità di conoscerne il comportamento alimentare, poiché le informazioni sull’ecologia alimentare di questi animali in Mongolia sono rare, soprattutto in montagna, regioni della steppa, della taiga e delle foreste di montagna delle zone settentrionali. Queste regioni sono caratterizzate da una diversità della fauna selvatica relativamente elevata e sono scarsamente popolate da esseri umani. Per far fronte a questo problema, tra il 2008 e il 2012 sono stati esaminati 137 lupi residenti nella catena montuosa del Khentii, nel nord della Mongolia. Quasi tutte le feci di lupo contenevano resti di ungulati selvatici, che costituivano l’89% della biomassa consumata; sono state trovare tracce anche di prede tampone come lagomorfi e piccoli mammiferi. Nessuna prova invece di ungulati domestici è stata trovata nella dieta. Pertanto, gli habitat quasi naturali con una fauna diversificata di animali selvatici sono importanti per limitare la depredazione del bestiame“.

Gli studiosi affermano che la Mongolia sta attraversando negli ultimi decenni una profonda trasformazione: il passaggio a un’economia di libero mercato ha portato all’esplosione delle attività legate alla caccia a scopi commerciali che stanno riducendo drasticamente le popolazioni selvatiche e contemporaneamente a un boom nel mercato del bestiame: all’inizio degli anni Novanta si contavano circa 25 milioni di capi che nel 2015 sono diventati 56 milioni. La soluzione migliore per evitare lo scontro lupo-uomo sarebbe tutelare, proteggere il loro ambiente naturale al fine di non alterarne l’ecosistema al punto da costringerli, affamati, a sbranare animali domestici che in condizioni normale non farebbero parte della loro alimentazione. 

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