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Ondata di caldo sul Po, l’acqua del mare risale il fiume e minaccia i raccolti

L’ondata di caldo eccezionale sta facendo arretrare il Po e spingere l’acqua del mare fino a chilometri nell’entroterra, con un crollo della portata del fiume e gravi rischi per le coltivazioni e gli ecosistemi del Delta.

Nel cuore della Pianura Padana, l’ondata di caldo che sta interessando l’Europa sta trasformando il fiume Po da grande corso d’acqua a sistema fragile, incapace di opporsi alla risalita dell’acqua del mare lungo il suo alveo. Secondo i consorzi di bonifica e le associazioni agricole, la portata del Po è crollata in pochi giorni da oltre 1.000 a meno di 350 metri cubi al secondo nella zona di Pontelagoscuro, scendendo sotto la soglia considerata critica per le barriere antisale nel Delta. La conseguenza più visibile è il cosiddetto “cuneo salino”: l’acqua salata dell’Adriatico risale il fiume Po per chilometri, contaminando la rete di acque dolci e mettendo in crisi l’irrigazione di migliaia di ettari coltivati.

Il crollo della portata del Po e la risalita dell’acqua salata

Nel Delta del Po la situazione è descritta dai tecnici come una vera emergenza idrica: l’acqua marina è penetrata nell’entroterra per circa dieci chilometri, e in alcune sezioni del Po si registrano avanzamenti della lingua salata fino a 18 km controcorrente rispetto al flusso naturale del fiume. Il fenomeno del cuneo salino, noto da tempo agli ingegneri idraulici, si verifica quando la portata del fiume scende sotto determinati valori di sicurezza, impedendo all’acqua dolce di “spingere” il mare verso l’esterno: in pochi giorni il Po è passato da oltre 1.000 a meno di 300–350 m³/s nel tratto terminale, rendendo inefficaci le barriere antisale progettate tra gli anni Ottanta e Novanta . La crisi attuale è strettamente legata alla combinazione tra ondata di caldo, siccità e cambiamento strutturale del regime idrologico del bacino padano: la riduzione dei ghiacciai alpini, che fungevano da serbatoi naturali, ha diminuito il rilascio costante di acqua in estate . In parallelo, il forte innalzamento delle temperature e l’assenza di piogge significative stanno accentuando l’evaporazione e aumentando il fabbisogno irriguo delle colture proprio nel periodo in cui la risorsa idrica è meno disponibile. Guardando il Po dall’argine il fiume può apparire ancora “normale”, ma gli strumenti di misura e le analisi chimico-fisiche mostrano una crescente intrusione di acqua salata, con l’acqua del mare che risale nel fiume Po e modifica gli equilibri ecologici del Delta.

Coltivazioni in sofferenza e la corsa alle soluzioni

Per gli agricoltori del Delta del Po, la risalita dell’acqua salata lungo il fiume Po è una minaccia diretta alla sopravvivenza dei raccolti: soia, erba medica, girasoli, mais e riso sono colture che richiedono grandi quantità di acqua dolce proprio nei mesi più caldi, e la contaminazione salina rende inutilizzabili molti canali irrigui. Consorzi di bonifica come il Delta del Po hanno già disposto la chiusura di diverse derivazioni per evitare che l’acqua del mare “bruci” le coltivazioni, ma questo significa lasciare interi appezzamenti senza irrigazione in piena ondata di caldo. Coldiretti segnala situazioni drammatiche con livelli idrometrici scesi di vari metri rispetto alle medie stagionali e campi di mais già in forte sofferenza. I tecnici e gli amministratori chiedono da tempo un piano di invasi multifunzionali, nuovi bacini e una rete idrica più efficiente per trattenere l’acqua nei periodi piovosi e rilasciarla in estate. Il Consorzio Delta del Po lavora a nuovi progetti di infrastrutture, serbatoi e reti irrigue a minor dispersione, ma avverte che non basteranno senza un cambiamento gestionale lungo l’intero corso del fiume Po, dalla Val d’Aosta fino al Delta. Gli esperti sollecitano una gestione “solidale” della risorsa, con uso razionalizzato e coordinato per garantire un minimo flusso al fiume e ridurre la spinta dell’acqua del mare verso l’interno. La crisi odierna, più precoce e intensa di quella del 2022, conferma come le ondate di caldo e gli eventi meteorologici estremi siano ormai un fattore strutturale: senza un adattamento rapido – dall’agricoltura alle infrastrutture – il rischio è che il Po perda stabilmente la sua capacità di difendere l’entroterra dalla risalita dell’Adriatico, con impatti duraturi su clima, ambiente ed economia del Nord Italia.

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