Nepal e Tibet: nuova allerta inondazioni dopo la catastrofe. Oltre 400 vittime
Il bilancio della catastrofe tra Nepal e Tibet continua a crescere mentre una diga naturale minaccia nuovi straripamenti. Le squadre di soccorso restano ferme per il rischio di ulteriori inondazioni e centinaia di persone risultano ancora disperse.
Il disastro che ha colpito l’area himalayana tra Nepal e Tibet continua a peggiorare: secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, le vittime sarebbero salite a 469, mentre i dispersi restano numerosi su entrambi i versanti del confine. La catastrofe è stata innescata da una frana e da una piena improvvisa che hanno travolto villaggi, infrastrutture e aree frequentate anche da turisti stranieri .
Disastro in Nepal e Tibet: la minaccia del lago di sbarramento
Le autorità cinesi hanno sospeso le operazioni di soccorso in Tibet dopo che un lago di sbarramento, formato dai detriti della frana, ha iniziato a tracimare verso la zona in cui stavano operando i soccorritori. L’emittente statale CCTV ha riferito che l’acqua stava defluendo dal bacino artificiale creato dai massi e dal fango, aumentando il rischio di una nuova alluvione nella regione di confine.
Il fenomeno è particolarmente pericoloso nelle valli himalayane, dove la costruzione naturale di laghi artificiali dopo una frana può trasformare un’emergenza locale in una nuovo pericolo di inondazioni. In queste condizioni, il bilancio delle vittime dell’alluvione può aggravarsi rapidamente e rendere ancora più complesse le operazioni di ricerca dei dispersi in Nepal e Tibet.
Soccorritori ostacolati da ponti crollati e strade distrutte
Le squadre impegnate nelle ricerche hanno incontrato enormi difficoltà a causa della distruzione di decine di ponti e di circa 40 chilometri di strade, elementi che hanno rallentato l’accesso alle aree isolate. La situazione resta critica anche per la presenza di numerosi dispersi, tra cui centinaia di turisti provenienti da India, Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Canada.
Le autorità locali e i mezzi di informazione internazionali hanno descritto un quadro di devastazione diffusa, con villaggi sommersi, collegamenti interrotti e nuove frane che complicano ogni tentativo di raggiungere le zone colpite dalla catastrofica alluvione. In questo contesto, il numero delle persone ancora senza notizie resta uno dei dati più preoccupanti dell’emergenza.
L’appello della Croce Rossa e i timori umanitari
La Croce Rossa ha stimato che circa 93.000 persone potrebbero essere state colpite e ha lanciato un appello di emergenza per raccogliere 31 milioni di dollari destinati agli aiuti umanitari. Tuttavia, le stime sul numero degli sfollati e degli interessati variano tra le diverse fonti, segno di un bilancio ancora in evoluzione e difficilmente verificabile in tempo reale.
Tra il rischio di nuove inondazioni, i laghi artificiali instabili e la difficoltà di raggiungere le aree più remote, l’emergenza in Nepal e Tibet resta aperta. Per i soccorritori, la priorità immediata è evitare che la frana e il bacino di detriti provochino un ulteriore collasso idrologico lungo una delle aree più fragili dell’intero arco himalayano .
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