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Mega INCENDIO nella Sierra Bermeja (Malaga): 1700 evacuati, è un rogo di “sesta generazione”

Un vasto incendio di “sesta generazione” sta bruciando da quasi una settimana nella provincia di Malaga, in Andalusia (Spagna). Le fiamme sono divampate mercoledì 8 settembre e da allora hanno continuato a divorare ettari di territorio. Un vigile del fuoco ha perso la vita e altri due sono rimasti feriti nell’intento di domare le fiamme. Oltre 1700 persone sono state costrette ad evacuare a causa dell’aria irrespirabile. 

incendio andalusia malaga
Mappa EFFIS Copernicus

Andalusia, il maxi incendio di Sierra Bermeja (Malaga) ha dato vita a un “temporale di fuoco”

L’incendio Sierra Bermeja è fuori controllo, molto difficile da domare e spegnere. Secondo gli esperti si tratta di un “incendio di sesta generazione”. Assomiglia ai grandi incendi che spesso purtroppo scoppiano lungo gli stati della West Coast americana: i mega incendi, che spigionando enormi quantità di energia sono capaci di modificare le condizioni meteo della zona, dando vita a veri e propri “temporali di fuoco“, in gergo tecnico “pirocumulonembi”.  Si tratta di uno degli incendi più gravi e difficili da spegnere degli ultimi anni in Spagna.

Si formano quando l’aria calda proveniente dall’incendio sale verso l’alto, fino a formare una nuvola, il pirocumulo. Quando il rogo è particolarmente intenso la nube, costituita da vapore acqueo, fumo e cenere, può trasformarsi in un “temporale di fuoco” o “tempesta di fuoco” (dall’inglese firestorm). Questo fenomeno può generare venti molto intensi, capaci di rendere l’incendio ancora più pericoloso e imprevedibile e addirittura dare vita ai “diavoli di fuoco”, o “tornado di fuoco”. I temporali di fuoco sono pericolosi perché le braci, spostate dal forte vento del temporale, possono accendere nuovi roghi, con il rischio per i vigili del fuoco di rimanere intrappolati tra due o più fronti.

 

Cosa significa “incendio di sesta generazione”?

Le generazioni di un incendio rappresentano la sua evoluzione da incendio a mega-incendio. Come spiega l’European Forest Intitute, negli incendi di prima generazione inizia ad esserci il problema della una costante fonte di carburante. Con il tempo la continua disponibilità di carburante rende l’incendio sempre più veloce (seconda generazione), e sempre più intenso (terza generazione). Già con incendi di terza generazione il lavoro dei vigili diventa molto più difficile, per la velocità di propagazione del rogo in una zona ricca di vegetazione. Le condizioni climatiche e la cattiva gestione del territorio oggi rendono sempre più facile passare da un incendio di prima generazione ad un incendio di terza generazione. Diversi Stati, specie alle alte latitudini, si sono trovati impreparati: quando gli incendi scoppiano nelle foreste, una volta verdi e rigogliose e non toccate da periodi di siccità, si propagano in fretta, diventando molto intensi.

Nel sud dell’Europa, quando scoppia un rogo oggi, diventa quasi subito un incendio di terza generazione. Quando però un incendio, veloce e intenso, scoppia nel territorio compreso tra il contesto urbano e rurale diventa un incendio di quarta generazione. E se siamo in presenza di più fronti di fuoco, o più incendi simultanei, diventa un incendio di quinta generazione. La risposta dei servizi antincendio a questo punto è in grave difficoltà. Le operazioni di spegnimento ora dipendono solamente dalle condizioni meteo, con un livello di incertezza insostenibile. Quando l’incendio, ormai indomabile, diventa così intenso da generare un pirocumulonembo, infine diventa un maxi-incendio di sesta generazione.

Non bisognerebbe mai arrivare a questo punto: l’unico modo per evitare incendi di tale intensità è mantenerli alla generazione più bassa possibile. Secondo l’EFI bisognerebbe agire alla radice, prevenire: togliere il carburante secco a disposizione, attuando una migliore gestione forestale, ma anche creare un paesaggio più discontinuo ed eterogeneo per ridurre quanto più possibile i rischi associati alla crisi climatica.

Lo conferma il segretario generale del Collegio ufficiale degli ingegneri tecnici forestali in Spagna, Raúl de la Calle Santillana. «In questi fuochi voraci concorrono tutti gli ingredienti: lo stato della massa vegetale, le temperature, il vento, il cambiamento climatico che aggrava l’aridità e, soprattutto, che c’è un’accensione, cioè qualcuno o qualcosa che la causa». E infatti, in attesa dei risultati dell’indagine finale, sembra sempre più probabile che il rogo sia doloso. La cattiva gestione forestale ha portato ad un accumulo di biomassa, che a causa delle condizioni di siccità, è diventata carburante altamente infiammabile.

Da inizio anno sono bruciati oltre 77 mila ettari di territorio in Spagna, area nettamente superiore alla media del periodo 2008-2020 (52 mila). In tutto si sono contati 263 grandi incendi nel Paese quest’anno, 100 in più della media complessiva annuale tra il 2008 e il 2020.

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