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Il ritorno di El Niño avrà effetti sull’Italia? Risponde Andrea Giuliacci

Il 4 luglio 2023 è stato il giorno più caldo per il pianeta Terra che l’essere umano abbia mai registrato. A mostrarlo sono i dati raccolti dai National Centers for Environmental Prediction che effettuano le rilevazioni e le analisi dal dicembre del 1978.  La temperatura media globale ha raggiunto i 17,18 °C, superando il record di agosto 2016 di 16,92 °C. Con una anomalia di + 0.98 °C il valore registrato è da record, ma gli esperti non escludono che ne possano seguire altri nelle prossime settimane, anzi forse già nei prossimi giorni.

L’inizio della stagione di El Nino è stata ormai ufficializzata e, dalla mappa delle anomalie delle temperature oceaniche ne vediamo chiaramente l’effetto nei pressi del Sud America, ma ricordiamo che il fenomeno di El Nino ha ripercussioni su scala globale e che il cambiamento climatico sta rendendo anche questo fenomeno mediamente più intenso.

“El Nino è un anomalo riscaldamento di gran parte del Pacifico Tropicale, cioè un’enorme fetta di oceano che a latitudini equatoriali occupa circa un terzo della circonferenza terrestre” – ci spiega Andrea Giuliacci, meteorologo e climatologo – “Questa ampia fascia oceanica insolitamente calda riscalda dal basso l’atmosfera: ciò significa che c’è una grande porzione di atmosfera che risulta più calda del normale, per cui a livello planetario le temperature medie tendono a salire! Ecco perché le annate in cui è presente El Nino tendono – a livello globale – a essere tendenzialmente più calde. Non a caso l’anno più caldo dell’era moderna, a livello planetario, è il 2016, cioè l’ultimo anno in cui si era in presenza di El Nino”.

El Nino è un fenomeno che fa parte dell’andamento ciclico chiamato ENSO, ovvero El Nino Southern Oscillation. Si tratta di un riscaldamento anomalo della superficie dell’Oceano Pacifico centro-equatoriale, uno dei grandi motori del clima globale, capaci di influenzare in modo evidente i pattern climatici. L’ultimo intenso episodio del Nino si è verificato nel 2016, come specificato da Giuliacci, ed ha contribuito non solo al raggiungimento di nuovi record di temperatura, ma anche all’innesco di piogge alluvionali e periodi di siccità.

Le proiezioni del BOM (servizio meteorologico Australiano) di Aprile, prevedevano una intensificazione di El Nino a partire da agosto 2023, quindi non escludevano la possibilità che si verifichi un super El Nino” ovvero che l’anomalia superi la soglia dei 2 °C. Abbiamo chiesto sempre a Giuliacci se questa è una possibilità concreta e se ci saranno effetti sull’Italia:

“è possibile che quello che si sta sviluppando si manifesti alla fine come un episodio di El Nino di forte intensità, quindi un super El Nino: del resto diversi studi sembrano confermare che il cambiamento climatico sta rendendo anche questo fenomeno mediamente più intenso. – Spiega Giuliacci – Al momento però è difficile fare proiezioni, ne sapremo di più a fine estate: El Nino infatti si svilupperà gradualmente e, come avvisano anche gli esperti della NOAA, non giungerà a piena maturazione prima dell’autunno inoltrato, motivo per cui in realtà è difficile che in Italia riesca a influenzare il clima di questa estate, mentre è probabile che ci siano conseguenze (anche importanti) sull’estate 2024″.

Record su record che si continuano a stracciare anche nelle singole zone della Terra: nelle ultime settimane gli Stati Uniti sud-occidentali hanno sofferto sotto un’intensa cupola di calore, raggiungendo i  46.6 °C a Phoenix (Arizona). Le massime nel sud del Texas sono recentemente salite a 48 °C. In Cina è continuata un’ondata di caldo persistente, con temperature superiori a 35°C. Il Nord Africa ha visto le temperature avvicinarsi ai 50°C. Anche l’Antartide, attualmente nel suo inverno, ha registrato temperature anormalmente elevate. La base di ricerca ucraina Vernadsky ha recentemente battuto il record di temperatura di luglio con 8,7°C e il caldo senza precedenti del Nord dell’oceano Atlantico, sta riscrivendo la storia della climatologia.

Al passo di nuovi record, camminiamo verso un futuro ignoto regolato da un clima che cambierà drasticamente il nostro modo di vivere sulla Terra. Un Pianeta che la specie umana ha contribuito a modificare, anche nei suoi equilibri più delicati. A Giugno il Geophysical Research Letters ha visto la pubblicazione di una ricerca che mostra quanto l’attività umana sia in grado di cambiare gli equilibri planetari. La ricerca prende in analisi il periodo che va dal 1993 al 2010, anni in cui l’uomo ha prelevato dalle falde acquifere sotterranee 2.150 miliardi di tonnellate d’acqua. Il prelievo e il pompaggio delle acque sotterranee ha fatto sì che l’asse terrestre si spostasse di ben 4 centimetri all’anno, 80 centimetri in totale.

La specie umana è una forza geologica capace di cambiare il Mondo, nel bene e nel male, ed è bene ricordarlo perché dal modo in cui continuerà a farlo dipende tutta la vita sul Pianeta.

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