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Clima alla deriva, criosfera verso il collasso: come sarà il Mondo senza ghiaccio?

Il Mondo perderà il suo ghiaccio se le emissioni e il clima proseguiranno con questo andamento: i ghiacciai stanno scomparendo sotto i nostri occhi e la banchisa che ricopre l’Oceano Artico potrebbe fondersi completamente durante le prossime estati.

Le prospettive che ci troviamo davanti raccontano di un Mondo devastato dall’uomo. Un Mondo profondamente diverso da quello che conosciamo oggi. La perdita di ghiaccio, una delle conseguenze più devastanti della crisi climatica, trasformerà il Pianeta, aumentando il livello dei mari, acidificando gli oceani, e decretando l’estinzione di molte specie.

Non possiamo negoziare con il punto di fusione del ghiaccio“: questo il monito che apre il rapporto sullo Stato della Criosfera realizzato dall’Iniziativa Internazionale per il Clima e la Criosfera (ICCI) e pubblicato in occasione dell’inizio dei lavori della COP27.

L’anno nero dei Ghiacciai delle Alpi: nell’estate 2022 perdite fino ad ora impensabili

Il 2022 è stato segnato da troppi disastri e troppe sofferenze causate dalla rapida perdita dei ghiacci della criosfera terrestre, ossia la regione in cui esistono neve e ghiaccio sulla Terra, per via del riscaldamento globale causato dall’uomo. La regione artica si sta scaldando ora 4 volte più velocemente rispetto al resto del Mondo, non più 2-3 volte più veloce come prima stimato. Le ondate di caldo che stanno interessando l’Antartide potrebbero rendere instabile il ghiaccio, anche nel settore orientale, finora considerato piuttosto stabile. La perdita di ghiaccio dalla sola Groenlandia ha fatto alzare il livello dei mari di 30 centimetri finora.

E non pensiate che gli effetti della perdita dei ghiacci e ghiacciai riguardino solo le zone a loro più vicine: riguarda tutto il Pianeta per conseguente aumento del livello dei mari, la minore disponibilità di acqua a valle, per le inondazioni, per gli incendi e gli eventi estremi connessi. “Tutti sono stati causati in tutto o in parte dalla perdita dell’influenza stabilizzante della criosfera sul sistema climatico globale“, spiega Pam Pearson, direttore dell’ICCI . “I nostri depositi di ghiaccio si stanno ritirando a tassi impensabili in appena un decennio fa, che si tratti di calotte glaciali, ghiacciai terrestri, permafrost o ghiaccio marino“.

Clima alla deriva: tra pochi anni non ci sarà più ghiaccio nell’Artico d’estate

Secondo il rapporto la perdita completa del ghiaccio marino nell’artico estivo è diventato ormai qualcosa di inevitabile. La banchisa di ghiaccio artico negli ultimi decenni ha continuato a perdere massa ed estensione: il ghiaccio che sopravvive all’estate è sempre meno e tra pochi anni, potrebbe scomparire del tutto nel mesi più caldi. Una prospettiva questa già avanzata dagli scienziati, ma che potrebbe avvenire prima del previsto. Secondo gli esperti, non si potrebbe evitare nemmeno con un riscaldamento globale “limitato” agli 1,6°C.

Questo risultato – commenta Pearson – è una diagnosi terminale per quell’ecosistema e per il suo ruolo essenziale nel riflettere la luce solare, un po’ da “frigorifero della Terra”, qualcosa per cui gli scienziati avevano dato l’allarme negli ultimi decenni, conseguenza stimata di emissioni elevate. Ma nessuno sembra aver ascoltato“.

Ma il collasso della criosfera non si misurerà “solo” con la perdita della banchisa artica estiva. Quest’anno ha piovuto nell’Antartide orientale, dove le temperature hanno raggiunto valori 40 gradi superiori a quelli normali. La Groenlandia ha subito un episodio di fusione tardiva eccezionale nel mese di settembre. I ghiacciai delle Alpi hanno perso il 5% del ghiaccio in una sola estate. Quest’anno è stato documentato per la prima volta un aumento di rilascio di metano da un sito di monitoraggio del permafrost, causato dal riscaldamento globale.

E una volta che i ghiacci accelerano la loro fusione, a causa di temperature più elevate, il processo non può
essere fermato o invertito per molte migliaia di anni, anche dopo una stabilizzazione delle temperature.

ghiacci livello mari
Le zone che finiranno sott’acqua (rosso) con un aumento dei mari di 3-6-10 metri

Il mondo senza ghiacci: lo scenario più ottimista

Solo uno scenario con emissioni molto ridotte potrebbe probabilmente mantenere Perdite e Danni sostanzialmente bassi. Il taglio del 50% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, con emissioni in negativo da quel momento in poi potrebbero portare ad un aumento della temperature globale di 1,6-1,8 gradi, in calo dopo il 2100.

In questo scenario la criosfera potrebbe stabilizzarsi tra il 2040 e il 2080. La perdita dei ghiacciai potrebbe continuare per alcuni decenni e secoli, per poi rallentare dal 2200.

Il ghiaccio marino che sopravvive alla stagione calda potrebbe tornare a formarsi quando la temperatura raggiungerà gli 1°C. La banchisa di ghiaccio marino potrebbe comunque continuare a perdere volume ed estensione per i prossimi centinaia e migliaia di anni a causa del riscaldamento degli oceani, senza però superare i 3 metri di aumento del livello dei mari. Prima del 2050 vivremo la prima estate senza ghiaccio nella regione Artica.

Il disgelo del permafrost, che sta già aggiungendo CO2 e metano in atmosfera, contribuisce alle emissioni di gas serra come il Giappone oggi, con un riscaldamento di 1,1°C. In uno scenario a basse emissioni, il permafrost continuerebbe ad emettere gas serra, al pari dell’India di oggi (150-200 Gt CO2 entro il 2100). Il disgelo del permafrost continuerà a generare emissioni anche dopo la fine del secolo, anche dopo un calo delle temperature, per almeno uno o due secoli.

Uno scenario ottimista questo, ma che comporta già una profonda trasformazione del Pianeta e della vita sul Pianeta.

Il mondo senza ghiacci: gli scenari a cui stiamo andando incontro

Con l’attuale crescita delle concentrazioni di CO2 (di 2-3 ppm ogni anno) si prevede un riscaldamento globale di 4-5 gradi entro il 2100, e oltre dei decenni successivi. Questo andamento ci porterà ad un collasso rapido della criosfera, e Perdite e Danni estremi e permanenti. Il livello dei mari si alzerà di 5 centimetri l’anno fino al 2150, raggiungendo i 15 metri entro il 2300. Il collasso della calotta dell’Antartide occidentale sarebbe inevitabile, e potrebbe contribuire ad aumentare il livello dei mari di 2 metri entro il 2100 e di 5 metri entro il 2150. Gran parte degli oceani artici e antartici diventeranno estremamente corrosivi e inospitali per la vita, con diffusi eventi di estinzione di specie polari.

Le politiche climatiche implementate finora determineranno perdite di criosfera rapide ed estreme, con la perdita di quasi tutti i ghiacciai al di là dei Poli; perdita graduale dei ghiacci di Groenlandia e Antiartide occidentale; un aumento del livello dei mari di 10-20 metri; danni importanti derivanti dalla acidificazione degli oceani dai Poli a latitudini inferiori.

Se riuscissimo a mantenere tutti gli impegni fatti fino ad ora il riscaldamento globale raggiungerà gli 1,9 gradi nel 2100, con uno sforamento dei 2 gradi nei decenni successivi. Le perdite della criosfera saranno importanti, con impatto sul livello dei mari (stimato tra inell’arco dei secoli), perdita inevitabile di quasi tutti i ghiacciai alle medie latitudini entro il 2200.

Serve un’azione ancora più urgente per limitare le conseguenze

Molte ricerche pubblicate quest’anno sottolineano come la perdita di ghiaccio e l’aumento del livello dei mari stiano avvenendo più velocemente del previsto. “Potrebbero volerci appena 10 anni per perdere un ghiacciaio, ma servirebbero centinaia o migliaia di anni di temperature più basse per riportarli alla luce. Stiamo già correndo questo rischio. Stiamo già correndo il rischio di subire danni irreversibili della perdita continua dei ghiacci del Pianeta“.

Il ghiaccio che si fonde sul nostro Pianeta non aspetta gli impegni climatici o gli obiettivi di sviluppo sostenibile – sottolinea Pearson. Risponde solamente al livello di CO2 e al riscaldamento dell’atmosfera. Nel 2022 è continuato l’aumento annuale di concentrazioni di anidride carbonica di 2.5 ppm, così come è successo negli ultimi due decenni. Finché non assisteremo ad un calo delle concentrazioni di CO2, il ghiaccio continuerà a rispondere come ha sempre fatto: all’unico numero che ha sempre contato“.

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