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Nevicata sul Nord Italia, breve lezione meteo fotografica

Su parte del nordovest italiano venerdì 4 dicembre si è verificata un’intensa nevicata fino a quote di pianura: le precipitazioni sono state provocate dall’arrivo di una forte perturbazione atlantica accompagnata da intense e umide correnti meridionali in quota: le precipitazioni sono risultate particolarmente abbondanti a ridosso delle Alpi e delle Prealpi centrali per effetto dello sbarramento offerto dai rilievi ai venti meridionali. 

La perturbazione, come accade frequentemente in questo tipo di situazioni, ha diviso il Nordovest italiano in due parti e, paradossalmente, la quota altimetrica non ha giocato un ruolo di primo piano. La neve è infatti caduta fino in pianura sul Piemonte, nell’entroterra ligure e sull’estremo ovest della Lombardia, mentre sulla Lombardia centrale ed orientale ha piovuto, almeno a basse quote, a causa dei venti relativamente tiepidi orientali che soffiavano sopra alla pianura e lungo le Prealpi. Il confine tra la neve e la pioggia a basse quote è risultato coincidere grossomodo con la provincia di Como: a est di Como ha piovuto, mentre la neve è caduta abbondantemente sul Varesotto e sulla vicina Svizzera italiana.

La città di Como e il monte di Brunate, dal monte Sasso di Cavallasca, noto localmente come Pin Umbrela, il mattino del 7 dicembre. Su questa collina, a circa 610 m di quota ben poche tracce restano della forte nevicata del giorno 4 che ha accumulato circa 25 cm.

Quanto descritto è reso visivamente da una breve corsa su una collina del Comasco, parte del parco regionale della Spina Verde di Como, il monte Sasso di Cavallasca. Salendovi da sud, il 7 dicembre, si cammina in un bosco fradicio e pressoché privo di neve. Alcuni alberi, in particolare quelli appartenenti alla specie “pino silvestre” sono caduti sotto il carico della neve umida e pesante.

In cima: soffia un vento teso da est che spinge verso il Lario e in direzione delle Prealpi densi nuvoloni carichi di pioggia e neve.

Dalla cima della collina il panorama è a 360°; in lontananza, verso sudovest si possono riconoscere il Varesotto e l’estremità occidentale della provincia comasca ancora coperti di neve. Verso nord la cima del monte Bisbino (1325m) è nascosta dalle nubi.

Vista verso il monte Bisbino, i quartieri nordoccidentali di Como e, a sinistra, parte della città di Chiasso, con le valli che dalla Svizzera italiana salgono verso la vetta comasca.

In direzione nord si nota facilmente che anche il monte Bisbino è stato diviso in due, lungo una linea est-ovest, dalla nevicata. I pendii sudorientali, infatti, appaiono quasi privi di neve, mentre, a parità di quota, le fascia montana che si alza dalla cittadina svizzera di Chiasso è innevata. Quando le precipitazioni sono molto intense, come accaduto venerdì 4 dicembre, la neve che cade crea quelle che chiamiamo condizioni di omotermia. La neve, fondendo parzialmente durante le ultime centinaia di metri di caduta, sottrae calore alla colonna d’aria e questa gradualmente tende ad assumere la stessa temperatura, di poco superiore a 0°C. Questo fenomeno è particolarmente efficace nelle valli più strette, ma può spiegare in parte anche quanto avvenuto venerdì nell’area comasca; il basso Canton Ticino è infatti circondato dalle Prealpi, mentre a meridione di Como il territorio è più aperto ed esposto ai venti orientali tiepidi provenienti dalla pianura padana che possono rimescolare i bassi strati della troposfera.

Scendendo sul lato nord della collina, in direzione dei quartieri settentrionali di Como. La neve, anche se fradicia, copre ancora il sottobosco.

Il cielo è cupo ed è ora di riprendere la corsa verso casa: come al solito scelgo di fare un giro attorno al colle scendendo a nord. A differenza che sul lato meridionale, sul versante settentrionale di questa piccola elevazione la neve è ancora presente fino alla sua base, ma non certo a causa del sole!  Siamo infatti in dicembre, le giornate sono cortissime, e, soprattutto, il sole negli ultimi tre è rimasto ben nascosto da un denso tappeto di nubi piovose. Ancora una volta questa è l’occasione per un’osservazione interessante e di imparare qualcosa: perfino una modesta elevazione è in grado di modificare il microclima, non solo in condizioni di tempo stabile, ma anche quando le condizioni meteorologiche sono molto perturbate. Evidentemente i pendii settentrionali di questa collina sono restati maggiormente al riparo dai venti tiepidi della pianura e meglio esposti, invece, all’aria relativamente più fredda che scende dalla vicina Svizzera italiana, e tutto nel giro di poche centinaia di metri!

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