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Siccità estrema in Ungheria, Danubio ai minimi storici e paese in allarme

La grave siccità in Ungheria ha portato il Danubio a livelli di acqua ai minimi storici, mettendo in crisi crociere fluviali, residenti e produzione energetica. Navi da crociera bloccate, tratti di alveo emersi e la centrale nucleare di Paks fermata per mancanza d’acqua raccontano la fragilità del sistema di fronte al cambiamento climatico.

La siccità in Ungheria sta trasformando il Danubio in un simbolo della crisi climatica europea: il grande fiume ha raggiunto livelli di acqua ai minimi storici, con profondità ridotte a pochi centimetri in diversi tratti del Paese. La prolungata assenza di piogge e le ondate di calore hanno spinto i livelli idrometrici del Danubio ben al di sotto delle medie stagionali, provocando una vera emergenza ambientale e infrastrutturale. In molte località, dalle pianure interne alle aree urbane come Budapest, la combinazione di siccità, suolo arido e fiumi in secca sta mettendo alla prova trasporti, turismo e sicurezza energetica, rendendo evidente quanto il clima stia cambiando la geografia idrica dell’Ungheria.

Navi da crociera ferme e residenti sul letto del Danubio

La crisi dei livelli di acqua del Danubio ha colpito duramente il turismo fluviale: crociere sospese, itinerari accorciati e imbarcazioni costrette a ridurre il carico sono ormai la norma. In più punti del corso ungherese, dove il Danubio ai minimi storici misura appena poche decine di centimetri, le compagnie hanno cancellato le crociere per ragioni di sicurezza, con forti ripercussioni economiche su Budapest e sulle altre città rivierasche. L’immagine di una nave da crociera rimasta bloccata in acque troppo basse nei pressi di Gony, mentre droni mostrano il suo scafo incagliato sul fondale, è diventata emblematica del nuovo volto della siccità in Ungheria. Scene analoghe si registrano a Kisoroszi, dove turisti e residenti camminano su tratti che dovrebbero essere il letto del fiume, stupiti dal livello dell’acqua del Danubio ormai ai minimi da decenni. L’Istituto Idrografico ungherese ha confermato come in diversi punti il fiume sia sceso a soli centimetri sopra il record negativo del 2018, consolidando la percezione di un Danubio in secca sempre più frequente. Le autorità hanno persino vietato l’accesso alle parti di alveo emerse per proteggere le riserve di acqua potabile e prevenire danni agli ecosistemi fluviali.

Dalla centrale nucleare di Paks all’allarme siccità nazionale

La siccità in Ungheria non riguarda solo il turismo: la crisi idrica sul Danubio ha avuto conseguenze dirette sulla produzione di energia. La centrale nucleare di Paks, che fornisce circa metà dell’elettricità nazionale, è stata costretta a ridurre progressivamente la potenza e infine a fermare completamente un reattore, perché il livello dell’acqua del Danubio non garantiva più sufficiente portata per il sistema di raffreddamento. Secondo i gestori, il fiume ha toccato il più basso livello mai registrato nell’area, rendendo necessario il ricorso massiccio alle importazioni di elettricità, con costi stimati in centinaia di miliardi di fiorini. Intanto, i meteorologi segnalano un deficit di precipitazioni fino a un anno di pioggia mancante al suolo e una riduzione del flusso verso il Danubio di circa il 40%, segno di una carenza idrica ormai strutturale. Laghi prosciugati, rami minori del fiume quasi asciutti – come il Sugovica a Baja – e la Grande Pianura ridotta a distese polverose confermano che la siccità non è un evento isolato, ma parte di un quadro di cambiamento climatico che mette a rischio la navigazione, le crociere sul Danubio, la vita quotidiana dei residenti e l’intero sistema energetico del Paese.

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