Eurostat stima rischio povertà 2026: Italia ferma al 18,6%
La nuova stima Eurostat indica per l’Italia una quota stabile di persone a rischio povertà al 18,6% nel 2026, su redditi 2025. Il dato resta sopra la media Ue e conferma una fragilità sociale ancora diffusa.

La nuova stima rischio povertà in Italia segna una percentuale stabile al 18,6% conferma un quadro di sostanziale immobilità per il Paese: secondo Eurostat, la quota di persone italiane a rischio di povertà dovrebbe restare al 18,6% sulla base dei redditi del 2025, invariata rispetto alla precedente rilevazione riportata dall’Istat sul reddito e le condizioni di vita.
Il dato colloca l’Italia sopra la media dell’Unione europea, indicata da Eurostat al 16,4% per la stessa stima, segnalando che il tema del rischio di povertà continua a riguardare una quota significativa della popolazione nazionale.
Il quadro europeo e il confronto con l’Italia
Le elaborazioni diffuse nel 2026 da Eurostat mostrano che la quota a rischio povertà nell’Ue resta più bassa rispetto a quella italiana, con una differenza di 2,2 punti percentuali rispetto al valore stimato per il nostro Paese. Nella lettura dei dati, il termine rischio di povertà non indica povertà assoluta, ma una condizione reddituale definita dal superamento o meno di una soglia fissata al 60% del reddito mediano nazionale.
Per l’Italia, il dato del 18,6% è rilevante anche perché arriva dopo una fase in cui l’Istat aveva già registrato una sostanziale stabilità della quota di individui a rischio di povertà, pari al 18,6% rispetto al 18,9% dell’anno precedente. In valore assoluto, il fenomeno riguarda milioni di persone e conferma che il rischio povertà in Italia resta una delle principali criticità sociali.
Le soglie reddituali e gli altri indicatori sociali
Secondo l’Istat, nel 2025 la soglia di povertà per una persona sola è pari a 13.237 euro annui, cioè 1.103 euro al mese, calcolati sui redditi del 2024. Questo parametro serve a misurare la condizione delle famiglie rispetto al reddito mediano e a distinguere il rischio di povertà da altre forme di disagio economico.
Accanto alla stima Eurostat, i dati Istat mostrano un quadro più ampio della vulnerabilità sociale: la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6% nel 2025, ma resta comunque superiore a un quinto dei residenti. Nello stesso periodo diminuisce la quota di persone in famiglie a bassa intensità di lavoro e cresce lievemente quella in grave deprivazione materiale e sociale, segno di una fragilità che non si esaurisce nel solo indicatore reddituale.
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