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Usa, 32 città costiere a rischio inondazione entro il 2050

L’abbassamento del suolo e l’innalzamento del livello del mare metteranno a rischio di ripetute inondazioni più di mezzo milione di persone in 32 città costiere statunitensi, tra cui New York, Boston, San Francisco e Miami.

Se non si dovesse intervenire per mitigare questo rischio, le inondazioni potrebbero causare danni per 107 miliardi di dollari entro il 2050. Lo afferma un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature.

Circa il 30% della popolazione statunitense vive in città lungo la costa, dove si prevede che il livello del mare aumenterà fino a 0,3 metri entro il 2050. Le precedenti previsioni sulle inondazioni avevano tenuto conto di questo innalzamento, senza però considerare l’allarmante velocità con cui molte città statunitensi stanno sprofondando.

Le conseguenze del cambiamento climatico globale stanno mettendo a dura prova le comunità costiere e gli ecosistemi di tutto il mondo. Stiamo assistendo ad un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore, degli uragani e degli incendi, oltre che alla compromissione delle risorse di acqua dolce del pianeta a causa dell’innalzamento del livello del mare, della siccità e dei cambiamenti nelle precipitazioni e nell’evapotraspirazione. A livello globale, affermano gli scienziati nello studio, l’innalzamento del livello del mare rappresenterà una enorme sfida socioeconomica nel XXI secolo, colpendo principalmente le popolazioni umane, le infrastrutture e gli ecosistemi lungo le principali coste. Il livello medio globale del mare è aumentato di circa 0,17 m negli ultimi 100 anni, con un’accelerazione dei tassi globali da circa 1,7 mm all’anno alla fine del XX secolo a circa 3,1 mm all’anno all’inizio del XXI secolo in risposta al riscaldamento delle temperature.

Le città costiere stanno sprofondando

Allo stesso tempo, però, anche il terreno delle aree costiere sta sprofondando a causa di una combinazione di diversi fattori: le metropoli stanno diventando sempre più alte e pesanti, il terreno costiero si sta spostando verso il basso dopo la fine dell’ultima era glaciale, inoltre gas, acqua e altri materiali sono stati sollevati in massa dal sottosuolo, scavando la terra sotto le nostre città.

A causa di questa situazione, le città costiere hanno iniziato a sprofondare di ben 5 mm all’anno, triplicando le variazioni dei livelli relativi del mare nelle aree interessate. I ricercatori hanno inserito nei modelli di rischio di inondazione i dati ottenuti con il radar, che hanno tracciato la subsidenza intorno a 32 città statunitensi lungo le coste dell’Atlantico, del Pacifico e del Golfo del Messico, mappando così le aree più a rischio.

Sovrapponendo la mappa delle inondazioni ai dati demografici del censimento statunitense del 2010, gli scienziati hanno prodotto alcune stime approssimative dei costi umani ed economici causati dalle future inondazioni.

Se non si dovessero prendere misure preventive, 1 persona su 50, che vive in 280.000 abitazioni lungo le coste degli Stati Uniti, sarà colpita. Una quota sproporzionata di danni sarà inoltre a carico delle minoranze e dei gruppi a basso reddito. Per evitarlo, gli Stati Uniti dovranno limitare l’estrazione di gas naturale e di acque sotterranee per prevenire ulteriori cedimenti, oltre a rafforzare le difese costiere.

La subsidenza è un problema che interessa tutto il Pianeta: si prevede che l’abbassamento del suolo dovuto all’estrazione delle acque sotterranee interesserà il 19% della popolazione mondiale entro il 2040. In Indonesia, ad esempio, il governo ha annunciato che sposterà la capitale da Giacarta (dove vivono 11 milioni di persone) al Borneo, dopo che la megalopoli è sprofondata di oltre 2,5 metri nell’ultimo decennio.

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