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Clima, monito UE: non siamo sulla strada giusta per centrare gli obiettivi di questo decennio

I paesi membri dell’Unione Europea sono in ritardo rispetto al loro principale obiettivo per il clima, e di questo passo sono destinati a mancarlo.
L’allerta arriva dalla Commissione europea, che lunedì ha pubblicato una valutazione della bozza aggiornata dei piani nazionali sul clima, da cui sono emerse politiche ancora troppo deboli. L’analisi si è focalizzata sui piani di 21 paesi su 27: Austria, Bulgaria e Polonia non hanno ancora presentato il proprio piano nazionale, mentre Belgio, Irlanda e Lettonia lo hanno presentato in ritardo. I piani definitivi sono previsti entro giugno 2024.

Nel loro insieme, le misure presentate dai paesi dell’Unione europea permetterebbero di far calare le emissioni nette di gas serra del 51 per cento entro il 2030. Un dato ancora lontano dalla riduzione del 55% che ci siamo impegnati a raggiungere con obiettivi giuridicamente vincolanti.

Clima, la valutazione dei Piani nazionali in UE

In generale la valutazione complessiva è «positiva», scrive la Commissione: la bozza aggiornata dei piani per il clima mostra «il fermo impegno degli Stati membri a lavorare sulla base di solidi processi di pianificazione e monitoraggio in materia di energia e clima e la loro determinazione a intensificare le azioni a livello nazionale e regionale, necessarie per raggiungere gli obiettivi politici concordati nell’agenda per l’energia e il clima».

Tuttavia, sono emerse anche diverse lacune, sia per quanto riguarda il mantenimento dell’ambizione generale dell’UE, sia per quanto riguarda il rispetto dei requisiti specifici stabiliti dalla legislazione europea. «Si tratta di una questione di grave preoccupazione e di credibilità per molti Stati membri», avverte Bruxelles.

Il problema più significativo resta l’utilizzo dei combustibili fossili: tutti i Paesi dell’Unione hanno iniziato a ridurlo, ma alcuni si stanno muovendo troppo lentamente e molti stanno compromettendo questo cambiamento continuando a sovvenzionare i combustibili fossili.
Tra i principali punti più critici emersi dall’analisi ci sono infatti i sussidi ai combustibili fossili, che «rimangono un ostacolo importante alla transizione verso l’energia pulita e un freno alla capacità dell’UE di raggiungere i suoi obiettivi climatici».

Anche sul fronte dell’energia abbiamo bisogno di accelerare il passo: gli attuali piani nazionali porterebbero l’UE a ottenere il 39,3% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2030. È un grande salto rispetto alla quota UE del 22,5% dell’anno scorso, ma non abbastanza per raggiungere l’obiettivo che ci siamo dati (-42,5% entro il 2030) per liberarci dai combustibili fossili e garantirci una maggiore indipendenza energetica.

A questo punto, la Commissione UE si aspetta che gli Stati membri tengano in debito conto le raccomandazioni al momento di finalizzare i loro piani integrati aggiornati – si legge – ed esorta gli Stati membri i cui progetti di piani aggiornati sono ancora in sospeso a presentarli senza ulteriori ritardi.
Inoltre, la Commissione assicura di essere «pronta a sostenere gli Stati membri nella transizione verso la neutralità climatica, a raggiungere una maggiore autonomia energetica, ad adattarsi ai cambiamenti climatici e a continuare ad accelerare l’introduzione di “opzioni senza rimpianti” [misure economicamente vantaggiose ora e in una serie di scenari climatici futuri che non comportano compromessi difficili con altri obiettivi politici, ndr], in particolare l’efficienza energetica e le tecnologie per le energie rinnovabili». È inoltre pronta a sostenere la promozione e il finanziamento delle tecnologie pulite – avverte – e a contribuire a innescare gli investimenti privati, anche in termini di forza lavoro qualificata.

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