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2023 da maglia nera: secondo il WWF si chiude con un disinteresse nei confronti delle tematiche ambientali

Secondo il WWF il 2023 si chiude in maniera negativa: al posto di essere stato un anno di svolta per le politiche ambientali del nostro Paese, ha visto nel Governo un vero e proprio disinteresse nei confronti di queste tematiche nonostante la riforma costituzionale lo abbia elevato a cardine del nostro tessuto istituzionale. Le premesse c’erano tutte grazie alla riforma della Costituzione che nel febbraio 2022 ha modificato gli articoli 9 e 41 facendo entrare l’ambiente e la sua tutela tra i principi fondamentali della nostra Carta ma durante quest’anno si è innescata una sostanziale marcia indietro nella quantità e nella qualità della protezione della natura nel nostro Paese.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Secondo quanto pubblicato in una nota datata 27 dicembre, mancherebbe una legge per il clima necessaria per incardinare la sfida della crisi climatica nella legislazione e andrebbe approvato un Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (documento strategico che definisce la politica energetica e climatica di un Paese a lungo termine) che risponda ai rilievi della Commissione Europea e che soprattutto sia un acceleratore per la transizione, assicurando la piena partecipazione della società civile. Manca il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, il decreto per le Aree idonee per le rinnovabili, i decreti attuativi delle Comunità energetiche e si attende anche il Testo unico sulle Rinnovabili.

Foto di Sumanley xulx da Pixabay

A inizio legislatura il WWF aveva definito questo tempo essenziale anche in vista degli obiettivi da raggiungere entro il 2030 per contrastare i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità. Secondo l’organizzazione internazionale sono stati fatti passi indietro sia normativi che culturali, resi ancora più preoccupanti da affermazioni e prese di posizione negazioniste oltre che da attacchi al mondo dell’ambientalismo da parte di componenti dell’esecutivo e della compagine politica di maggioranza. Ad aumentare la preoccupazione rispetto alla qualità della protezione ambientale interviene la corsa verso l’Autonomia differenziata (terzo comma dell’articolo 116 che prevede essenzialmente che una serie di materie, non affidate in via esclusiva allo Stato centrale, possano essere demandate alla competenza di ogni singola Regione a statuto ordinario) che rischia di frammentare e rendere non omogenea proprio la tutela del nostro Capitale Naturale, patrimonio di tutti i cittadini da tutelare anche in funzione delle generazioni future.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Nell’anno che sarà presto dichiarato il più caldo mai registrato e in cui hanno dominato eventi climatici estremi, come violente alluvioni e lunghi periodi di siccità, il nostro Paese quindi sembrerebbe non avere un ruolo attivo nella transizione ecologica e nell’economia del futuro. Ancora oggi la bozza di aggiornamento del Piano Nazionale Energia e Clima continua a valorizzare gas naturale, biocombustibili e persino l’energia nucleare, mostrandosi totalmente incoerente con gli obiettivi e le tempistiche della transizione energetica ed ecologica.

Foto di Enrique da Pixabay

L’Italia si appresta ad entrare nel 2024 senza ancora una Strategia operativa per la conservazione della biodiversità 2020–2030 rischiando così che anche il decennio in corso fallisca nell’obiettivo di fermare la drammatica perdita di biodiversità che riguarda sia noi che l’intero Pianeta. Siamo poi in completo stallo nell’individuazione di aree per lo sviluppo della protezione che dovrebbe andare a coprire, entro il 2030, il 30% del nostro territorio a terra e a mare. Manca una legge sul consumo di suolo e anche sul tema degli imballaggi monouso, l’Italia ha scelto di andare contro l’obiettivo europeo di ridurre imballaggi ed usa-e-getta.

Foto di Freddy da Pixabay

WWF critica anche l’emendamento sulla caccia nella finanziaria dello scorso anno e la ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale; per quanto riguarda il mare ricorda da un lato il provvedimento sulle trivelle, la mancanza dei decreti attuativi della Legge Salvamare, la procedura di infrazione per l’inefficace implementazione di un Piano di Gestione dello Spazio Marittimo e quella per la fallita definizione delle misure di conservazione di diversi Siti Natura 2000 marini.

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