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Terre Rare, scoperto in Svezia il giacimento più grande d’Europa

E’ stata appena diffusa la notizia della scoperta di un giacimento di Terre rare in Svezia, il più grande dell’Europa. Si tratta di una buona notizia che potrebbe assicurare all’Europa una maggiore indipendenza, rispetto a queste preziose risorse, dal Paese che oggi detiene il monopolio: la Cina.

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Terre rare, in Svezia il giacimento più grande d’Europa: perché è una buona notizia?

Le terre rare sono fondamentali per la transizione energetica e per la mobilità elettrica. Si tratta di materie prime, elementi della tavola periodica, indispensabili per la transizione energetica, che servono per lo sviluppo e la realizzazione di impianti rinnovabili, come l’eolico e il fotovoltaico, per lo stoccaggio di energia e per la mobilità elettrica. L’estrazione, il riciclo, la produzione e il commercio di terre rare saranno quindi nodi importantissimi nel prossimo futuro, e l’Europa sta cercando di accelerare il passo proprio per evitare di dipendere completamente da altri Paesi.

Al momento in Europa non vengono estratte terre rare, circa il 98% delle terre rare utilizzate nell’UE nel 2021 è stato importato dalla Cina. La scoperta di questo giacimento in Svezia quindi potrebbe dare una buona spinta verso l’indipendenza europea e la transizione ecologica. Secondo le stime il giacimento scoperto nel nord della Svezia potrebbe contenere oltre 1 milione di tonnellate di terre rare: una quantità importante ma comunque piccola in relazione alle 120 milioni di tonnellate stimate nelle riserve mondiali.

Cosa sono le terre rare?

Per “terre rare” si intendono quelle materie prime essenziali e di cui avremo sempre più bisogno per far fronte non solo alla crescita delle rinnovabili, ma anche per continuare a produrre batterie per la mobilità elettrica o per implementare sistemi di stoccaggio dell’energia a livello di rete, utili per far fronte alla discontinuità di fornitura dell’eolico e del solare. 

Le Terre Rare includono scandio, ittrio e 15 lantanidi: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio e lutezio. Insieme alle Terre Rare, la produzione e lo sviluppo tecnologico richiede anche litio, gallio, germanio e arsenico e metalli del gruppo del ferro come cobalto e nickel.

La domanda di queste terre rare sta già aumentando e continuerà a farlo nel prossimo futuro proprio perché – fortunatamente – la società si sta muovendo verso una transizione dei sistemi energetici e della mobilità più sostenibili in termini di emissioni. Si stima che entro il 2030 la domanda per questi materiali sia 5 volte più alta.

Il litio e le terre rare saranno presto più importanti del petrolio e del gas. La nostra domanda di terre rare da sola aumenterà di cinque volte entro il 2030 – aveva affermato la presidente della Commissione europea Von der Leyen nel suo discorso di oggi sullo stato dell’Unione europea del 2022 -. Dobbiamo evitare di diventare nuovamente dipendenti, come abbiamo fatto con il petrolio e il gas. Individueremo progetti strategici lungo tutta la filiera, dall’estrazione alla raffinazione, dalla lavorazione al riciclo. E accumuleremo riserve strategiche dove l’offerta è a rischio. Ecco perché oggi annuncio una legge europea sulle materie prime critiche”. Insomma, senza un accesso sicuro e sostenibile alle materie prime necessarie, la nostra ambizione di diventare il primo continente climaticamente neutro è a rischio.

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Ph. LKAB

Estrazione delle Terre Rare: molti scarti e rischi ambientali da non sottovalutare

Sebbene ci sia grande necessità di questi elementi, bisogna ricordare che l’estrazione delle terre rare, come di qualsiasi altro materiale, è difficile e potenzialmente dannosa per l’ambiente. Per l’estrazione servono trattamenti chimici tossici, e nel processo vengono prodotti molti scarti tra cui c’è anche il torio, elemento radioattivo. Ad esempio, la produzione di un chilo di ossidi di terre rare, comporta la produzione di 1 o 2 tonnellate di scarti di materiale1.

Secondo il CEO della compagnia mineraria LKAB che ha scoperto questo giacimento, potrebbero volerci dai 10 ai 15 anni per poter mettere sul mercato le terre rare estratte da questo giacimento: i processi burocratici e di valutazione dei rischi ambientali richiedono tempo. La miniera è stata trovata a Kiruna, una città nel nord della Svezia famosa per le sue miniere di ferro: qui la LKAB opera da oltre 130 anni.

  1. Energy Journal, Maggio 2022 – CESI
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