Nepal, nuove alluvioni dopo la catastrofe di agosto: l’Himalaya è sempre più vulnerabile – VIDEO
Una frana ha ostruito il fiume Budhi Gandaki, provocando un’improvvisa inondazione nel Nepal centrale. Case, ponti e infrastrutture sono stati danneggiati e cinque persone risultano disperse. La nuova emergenza arriva a poche settimane dalla catastrofe di agosto, che ha causato oltre 1.400 morti e migliaia di dispersi.
Il Nepal deve di nuovo fare i conti con un’alluvione improvvisa. Domenica 11 ottobre una frana ha bloccato il corso del fiume Budhi Gandaki, nel distretto di Gorkha, nel Nepal centrale. Quando lo sbarramento naturale ha ceduto, l’acqua si è riversata a valle con violenza, trascinando fango e detriti e investendo le aree abitate lungo le sponde.
Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, lunedì almeno cinque abitanti risultavano ancora irreperibili. Non erano state segnalate vittime, mentre le operazioni di soccorso proseguivano anche dopo il calo del livello del fiume.
La piena ha spazzato via abitazioni e danneggiato infrastrutture essenziali, tra cui ponti, sentieri e tre impianti idroelettrici. Anche le vie di comunicazione sono state compromesse, rendendo più difficile raggiungere alcune comunità isolate. L’esercito nepalese è intervenuto per soccorrere le persone in difficoltà e distribuire gli aiuti nelle aree colpite.
L’alluvione ha interessato anche la regione del Manaslu, frequentata dagli appassionati di trekking: oltre 100 escursionisti stranieri sono rimasti bloccati in diverse località dopo la distruzione di alcuni sentieri e ponti.
MORE FOOTAGE OF THE debris-laden flood has surged through the Budhi Gandaki River at Salleri in Gorkha, carrying mud, sediment and rocks downstream. The sudden flood has affected parts of the Manaslu region, Nepal, while authorities continue assessing the situation and possible damage.
— Rahul Shivshankar (@RShivshankar) October 11, 2026
La nuova emergenza si inserisce in una stagione già segnata da una catastrofe di proporzioni enormi. Il Nepal sta ancora affrontando le conseguenze delle alluvioni di agosto, che hanno devastato vaste aree del Paese e lasciato migliaia di famiglie senza casa.
Nepal, la catastrofe di agosto ha causato oltre 1.400 morti
Il 26 agosto un’alluvione catastrofica ha colpito la zona di confine tra il Nepal e la regione cinese del Tibet, interessando in particolare il distretto nepalese di Rasuwa. La piena, innescata da una massa di fango e rocce precipitata nel fiume, ha distrutto abitazioni, strade, ponti e impianti idroelettrici, travolgendo anche persone che si trovavano nelle aree interessate.
Il bilancio è stato drammatico. Secondo quanto riferisce l’agenzia Reuters, il 5 ottobre le autorità nepalesi avevano confermato almeno 1.455 morti, mentre 5.285 persone risultavano ancora disperse. Altre 13.795 persone erano state tratte in salvo.
Il governo ha concluso le operazioni sistematiche di ricerca e soccorso, passando alla fase di recupero e ricostruzione. Le conseguenze della catastrofe restano però pesanti: migliaia di persone hanno perso la propria abitazione e numerose infrastrutture, comprese 12 strutture idroelettriche, sono state distrutte o danneggiate.
Per la ripresa e la riabilitazione delle aree colpite, le autorità hanno stimato un fabbisogno vicino ai 5 miliardi di dollari, una cifra che restituisce la dimensione dei danni economici e sociali.
La nuova alluvione di ottobre non è direttamente la prosecuzione dello stesso evento, ma mostra quanto sia difficile per un territorio già fragile affrontare emergenze ravvicinate. La distruzione di ponti e strade, oltre a compromettere la vita quotidiana delle comunità, può ostacolare i soccorsi e rallentare la ricostruzione.
Perché l’Himalaya è così esposto a frane e alluvioni improvvise
La vulnerabilità del Nepal è legata innanzitutto alla conformazione del territorio. L’Himalaya è una regione montuosa caratterizzata da versanti ripidi, valli strette e corsi d’acqua che possono aumentare rapidamente la propria portata quando ricevono grandi quantità di pioggia o acqua proveniente dalle aree più elevate.
In queste condizioni, una frana può trasformarsi in un pericolo che va ben oltre il punto in cui si verifica. Se i detriti o la massa di terreno ostruiscono un fiume, l’acqua può accumularsi formando uno sbarramento temporaneo. Quando la barriera cede, il rilascio improvviso dell’acqua genera un’onda di piena capace di raggiungere gli insediamenti a valle in tempi molto brevi.
È la dinamica che, secondo le prime ricostruzioni, potrebbe aver provocato l’alluvione dell’11 ottobre lungo il Budhi Gandaki. Non si tratta quindi soltanto del rischio legato alle precipitazioni, ma di una sequenza di fenomeni che possono innescarsi l’uno dopo l’altro, amplificando le conseguenze dell’evento iniziale.
Anche la geologia contribuisce a questa fragilità. L’Himalaya è una catena montuosa relativamente giovane, nata dalla collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica e tuttora caratterizzata da un’intensa attività tettonica. L’erosione e la forte pendenza dei versanti rendono molte aree predisposte a frane e smottamenti, soprattutto quando i terreni sono saturi d’acqua.
A questi fattori si aggiunge il cambiamento climatico, che sta modificando le condizioni ambientali delle alte montagne. L’aumento delle temperature influenza la distribuzione di neve e ghiaccio, la stabilità dei versanti e il ciclo dell’acqua, mentre le variazioni delle precipitazioni possono accentuare i rischi in determinate aree.
Un monsone meno piovoso può comunque provocare eventi estremi
Un altro elemento da considerare è la distribuzione delle precipitazioni nel corso della stagione. Nel giugno 2026, l’International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD), organizzazione intergovernativa che studia la regione dell’Hindu Kush Himalaya, aveva avvertito che un monsone complessivamente meno piovoso non avrebbe necessariamente ridotto il rischio di disastri.
Le previsioni indicavano precipitazioni inferiori alla media in diverse aree della regione, ma gli esperti avevano sottolineato la possibilità di episodi brevi e molto intensi, alternati a periodi più asciutti. Una distribuzione irregolare della pioggia può aumentare il rischio di alluvioni improvvise e frane, anche quando il totale stagionale delle precipitazioni è relativamente contenuto.
Il pericolo, infatti, dipende non soltanto dalla quantità complessiva di pioggia, ma anche dalla sua intensità, dalla durata e dalle caratteristiche del bacino interessato. Un episodio molto intenso concentrato in poche ore può avere conseguenze gravi, soprattutto in una valle montana attraversata da un fiume e circondata da versanti instabili.
Gli esperti dell’ICIMOD hanno inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento delle temperature e sulla necessità di rafforzare i sistemi di allerta e la preparazione delle comunità. Fenomeni estremi e condizioni meteorologiche sempre più variabili rendono infatti difficile basare la prevenzione soltanto sulle medie stagionali.
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