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Emissioni di metano record nel 2021

Le emissioni di metano hanno raggiunto nuovi record: l’anno scorso abbiamo raggiunto infatti un picco massimo di 1910.8 ppb, mai raggiunto prima d’ora, e allo stesso tempo è stato registrato l’aumento annuale di metano in atmosfera più importante della serie storica.

Per il secondo anno consecutivo in atmosfera si registrano concentrazioni di metano record. Lo dimostrano le rilevazioni ufficiali della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA): a dicembre 2020 si registravano 1892.2 parti per miliardo (ppb), a dicembre 2021 ben 1910.8 ppb. La NOAA monitora le concentrazioni medie globali di metano dal 1983, e da allora è stato un crescendo: nel 1983 si misuravano meno di 1650 ppb; nei primi anni 2000, il metano si è stabilizzato intorno ai 1770-1780 ppb; dal 2007 ad oggi, il metano è aumentato sempre di più, fino a raggiungere i valori record del 2021.


Secondo le stime della NOAA, il metano oggi è due volte più abbondante in atmosfera rispetto a prima della Rivoluzione Industriale.

Emissioni di CO2, nel 2021 abbiamo raggiunto un nuovo record

Ma a destare preoccupazione è anche il ritmo di crescita: tra il 2020 e il 2021, infatti, sono stati registrati aumenti annuali rispettivamente di 15,27 e 16,99 ppb. Mai così alti dall’inizio delle misurazioni. Emissioni che non promettono bene per la necessità di contrastare la crisi climatica.

“I nostri dati dimostrano che le emissioni globali di metano continuano ad tendere verso la direzione sbagliata”, ha commentato Richard W. Spinrad, amministratore della NOAA. “Ridurre le emissioni di metano è importante per ridurre gli effetti del cambiamento climatico nel breve termine, e ridurre il ritmo del riscaldamento globale”. Alla COP26 di Glasgow, oltre 100 nazioni hanno deciso di impegnarsi per ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030.

Emissioni record, ma perché preoccupa il Metano?

Negli ultimi anni, l’attenzione globale è stata posta soprattutto sulle emissioni di anidride carbonica, ma anche il metano (CH4 ) concorre all’aumento delle temperature. Infatti, negli ultimi rapporti climatici, è stata posta l’attenzione alla riduzione anche di questo importante gas serra.

La maggior parte delle emissioni di metano causate dall’uomo proviene da combustibili fossili, rifiuti e pratiche agricole e di allevamento. Nel settore dei combustibili fossili, l’estrazione, la lavorazione e la distribuzione di petrolio e gas rappresentano il 23% e l’estrazione del carbone rappresenta il 12% delle emissioni. Nel settore dei rifiuti, le discariche e le acque reflue rappresentano circa il 20% delle emissioni. Nel settore agricolo, le emissioni di bestiame da letame e fermentazione enterica rappresentano circa il 32% e la coltivazione del riso l‘8% delle emissioni.

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Nel report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) è emerso che le emissioni globali di metano dalle operazioni di petrolio e gas diminuirebbero di oltre il 90% se tutti i paesi produttori emettessero quanto la Norvegia, che ha la quantità più bassa al mondo.

Secondo la scienziata Xin Lan della NOAA Global Monitoring Laboratory, l’aumento record registrato negli ultimi due anni potrebbe essere riconducibile anche agli effetti de La Niña, che ha provocato un aumento delle piogge nelle zone tropicali. I micro-organismi delle zone paludosi tropicali avrebbero quindi trovato un clima più umido e caldo, favorevole per la loro proliferazione.

In atmosfera il metano risulta meno abbondante rispetto all’anidride carbonica, ma il suo effetto è più potente nel breve termine. Il metano è responsabile di circa il 30% del riscaldamento fin dai tempi preindustriali. Il lato positivo è che rispetto alla CO2, che rimane nell’atmosfera per centinaia di anni, il metano inizia a degradarsi rapidamente con la maggior parte che scompare dopo un decennio. Questo vuol dire che riducendo le emissioni adesso si può frenare rapidamente il tasso di riscaldamento a breve termine.

Ma non riguarda “solo” il riscaldamento globale. Il metano è un potente inquinante atmosferico. Riuscire a ridurre del 45% le emissioni impedirebbe 260.000 morti premature, 775.000 visite ospedaliere legate all’asma, 73 miliardi di ore di manodopera persa a causa del caldo estremo e 25 milioni di tonnellate di perdite di raccolto all’anno.

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