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C’è un accordo per ridurre gli imballaggi monouso nell’Unione Europea

Il Parlamento e il Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sugli imballaggi monouso: l’obiettivo è quello di ridurli, riutilizzarli e riciclarli, aumentando la sicurezza e promuovendo l’economia circolare.

«Le nuove misure mirano a rendere gli imballaggi utilizzati nell’UE più sicuri e sostenibili – fa sapere in una nota il Parlamento europeo -, richiedendo che tutti gli imballaggi siano riciclabili, riducendo al minimo la presenza di sostanze nocive, riducendo gli imballaggi non necessari, aumentando l’assorbimento di contenuto riciclato e migliorando la raccolta e il riciclo».

Nel mirino delle nuove misure rientrano alcuni formati di imballaggi, come quelli per la frutta e la verdura fresca non trasformata e quelli per alimenti e bevande riempiti e consumati in bar e ristoranti, le porzioni singole di condimenti e zucchero, le mini confezioni di prodotti da toilette e la pellicola per le valigie negli aeroporti. I negoziatori hanno convenuto anche che lo spazio vuoto non dovrebbe costituire più del 50% delle merci imballate, ponendo limiti alle scatole sovradimensionate per le consegne di prodotti acquistati online.

L’emergenza plastica

Nell’Unione europea, gli imballaggi rappresentano una fonte di rifiuti in continua crescita.
Si stima che, in media, ogni cittadino europeo abbia generato 188,7 chili di rifiuti di imballaggio nel 2021, e di questo passo potremmo arrivare fino a 209 chili a testa nel 2030.

È un problema enorme, soprattutto per quanto riguarda la plastica. Le microplastiche stanno già avvelenando il pianeta e probabilmente anche i nostri stessi corpi: recenti studi ne hanno confermato la presenza nella placenta e nel latte materno, nel tratto gastrointestinale, nel sangue e nei polmoni.

plastica monouso

Il nuovo accordo fissa l’obiettivo di ridurre gli imballaggi del 5 per cento entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040.
I deputati hanno anche annunciato il divieto per le borse di plastica molto leggere (sotto i 15 micron), a meno che non siano necessarie per motivi igienici o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi per aiutare a prevenire gli sprechi alimentari.

Incoraggiare riutilizzo e ricarica al posto degli imballaggi monouso

I negoziatori hanno convenuto di fissare un obiettivo specifico per gli imballaggi riutilizzabili (almeno il 10% entro il 2030) per bevande alcoliche e analcoliche, ma a questi requisiti gli Stati membri potranno concedere una deroga di cinque anni, a determinate condizioni.
Secondo questa proposta, i distributori finali di bevande e cibi da asporto nel settore dei servizi di ristorazione sarebbero obbligati a offrire ai consumatori la possibilità di portare il proprio contenitore, e dovrebbero impegnarsi a offrire il 10% dei prodotti in un formato di imballaggio riutilizzabile entro il 2030.

Il Parlamento europeo ha chiesto anche che gli Stati membri siano tenuti a incentivare ristoranti, mense, bar, caffetterie e servizi di ristorazione a servire acqua del rubinetto, ove disponibile, gratuitamente o a un costo di servizio basso, in un formato riutilizzabile o ricaricabile.

Per gli imballaggi monouso serve migliorare la raccolta e il riciclo

Quando proprio non si potrà fare a meno di imballaggi monouso, questi dovranno essere riciclabili, afferma il Parlamento europeo. In un secondo momento verranno definiti alcuni criteri da soddisfare per assicurare il riciclo di questo tipo di prodotti, anche se sono già previste alcune eccezioni per materiale come legno e sughero, tessuti, gomma, ceramica, porcellana e cera.

Altre misure concordate includono obiettivi minimi di contenuto riciclato per qualsiasi parte in plastica degli imballaggi, obiettivi minimi di riciclo in base al peso dei rifiuti generati e maggiori requisiti di riciclabilità; il 90% dei contenitori per bevande monouso in plastica e metallo (fino a tre litri) da raccogliere separatamente entro il 2029 (sistemi di deposito-restituzione).

Stop anche per i PFAS, le sostanze chimiche permanenti

Per prevenire effetti negativi sulla salute, il Parlamento ha ottenuto l’introduzione di un divieto sull’uso delle cosiddette “sostanze chimiche permanenti” negli imballaggi a contatto con gli alimenti.
Note anche con la sigla di PFAS, sono sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate: un gruppo di oltre 4.700 sostanze chimiche artificiali note come “permanenti“, perché sono estremamente persistenti nell’ambiente e anche nell’organismo degli esseri umani, dove accumulandosi possono avere effetti negativi sulla salute. Ne abbiamo parlato qui.

Perché l’accordo entri in vigore una volta per tutte, dovrà essere approvato formalmente dal Parlamento e dal Consiglio EU.

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