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Africa, un “punto cieco” del rischio climatico: lo studio

La mancanza di dati sulle condizioni meteo-climatiche del continente africano potrebbe rendere l’Africa un “punto cieco” del rischio climatico. La maggiore disponibilità di radar satellitari e stazioni meteorologiche in altri continenti permettono di avere una buona conoscenza delle condizioni meteo e delle variazioni climatiche, nonché una piuttosto affidabile analisi previsionale. 

Il Continente africano è vasto e comprende 54 nazioni, ma rispetto ad altre regioni del mondo ha una scarsa rete di osservazione meteorologica e satellitare. In Africa ci sono solo 37 strutture radar per il monitoraggio del meteo: in Europa ne abbiamo 345 e nel Nord America 291. Lo rivela uno studio pubblicato su Nature.

“Nonostante copra un quinto della superficie terrestre totale del mondo, l’Africa ha la rete di osservazione terrestre meno sviluppata di tutti i continenti”, ha affermato l’OMM nel 2019.

La rete di osservazione a terra e satellitare è fondamentale in primo luogo per permettere una migliore previsione degli eventi meteo e una migliore tempistica nella comunicazione e nell’allertamento della popolazione in caso di maltempo. Somalia e Mozambico, ad esempio, sono due stati altamente vulnerabili: qui la mancanza di un sistema di allertamento e dunque di un efficace monitoraggio del meteo ha causato migliaia di morti in fenomeni meteo intensi, come tempeste tropicali e inondazioni.

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In secondo luogo, la mancanza di questa rete di monitoraggio impedisce agli scienziati di comprendere gli impatti della crisi climatica e del riscaldamento globale sulle condizioni meteo-climatiche dell’Africa. Il World Weather Attribution, che studia la relazione tra gli eventi meteo estremi che si verificano nel mondo, e il riscaldamento globale, ad maggio del 2023 ha affermato in un rapporto che i dati limitati hanno reso impossibile “valutare con sicurezza” il ruolo del cambiamento climatico nelle inondazioni che hanno ucciso centinaia di persone nella Repubblica Democratica del Congo e in Ruanda.

Il ricercatore climatico presso il Centro per lo studio del rischio esistenziale dell’Università di Cambridge, Asaf Tzachor, ha affermato che “il continente, in generale, si trova in un punto cieco del rischio climatico”. Il suo studio fa luce anche sull’ingiustizia climatica che interessa l’Africa, uno dei Paesi meno responsabili delle emissioni di gas serra, ma che ne subisce di più gli effetti.

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