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Frana devasta campeggio in Nuova Zelanda

Frana in Nuova Zelanda travolge un affollato campeggio a Mount Maunganui dopo forti piogge: le operazioni di recupero parlano di probabili morti e sei dispersi, tra cui due teenager. Una cittadina italiana tra i mancanti, mentre un’altra frana a Papamoa causa due morti. La polizia esclude sopravvissuti in un’area turistica estiva colpita dal maltempo.

Una devastante frana ha colpito un campeggio affollato a Mount Maunganui, nella Nuova Zelanda settentrionale, scatenata da intense piogge che hanno inzuppato la Bay of Plenty. L’evento, avvenuto il 22 gennaio 2026, ha sepolto famiglie in vacanza sotto tonnellate di fango, suolo e detriti, distruggendo camper e strutture igieniche ai piedi del vulcano spento Monte Maunganui, vicino a Tauranga. Sabato 24 gennaio, la polizia neozelandese ha annunciato il ritrovamento di resti umani durante la notte, passando dalle ricerche di sopravvissuti alla fase di recupero, con poche speranze per i sei dispersi, inclusi due adolescenti.

Il passaggio alla fase di recupero e le parole della polizia

Il sovrintendente di polizia Tim Anderson ha confermato che “probabilmente non ci saranno sopravvissuti” dopo il rinvenimento dei resti umani, dichiarando cessate le operazioni di soccorso e avviata la fase di recupero. Trentacinque operatori, supportati da macchinari pesanti, stavano rimuovendo detriti sabato, nonostante un parziale smottamento venerdì sera nell’area di ricerca, come riportato da Fire and Emergency New Zealand. Inizialmente, i primi soccorritori avevano udito voci sotto le macerie, alimentando speranze, ma ulteriori instabilità del terreno hanno costretto all’evacuazione e interrotto le perlustrazioni. Tra i dispersi figura una cittadina italiana, monitorata dall’ambasciata e dalla Farnesina, oltre a una bambina segnalata dal ministro per le emergenze Mark Mitchell.

Il contesto meteorologico e l’altra frana fatale

Le forti piogge torrenziali, con circa 295 mm caduti a Tauranga nelle ultime 30 ore, hanno trasformato la costa orientale in “una zona di guerra”, con inondazioni, blackout e stati di emergenza in cinque regioni del Northland e East Cape. Questa frana in Nuova Zelanda non è isolata: nello stesso periodo, un altro smottamento nel sobborgo vicino di Papamoa, a Welcome Bay, ha causato due vittime, con corpi recuperati dai soccorritori . L’area, meta estiva per turisti e kiwi in fuga dal caldo, vede un boom di presenze sulle spiagge della Bay of Plenty, amplificando i rischi di questi eventi. Testimoni descrivono un “rombo di tuono” seguito dal crollo di un’intera sezione collinare, che ha schiacciato roulotte e tende.

Operazioni di soccorso tra rischi e speranze svanite

Video e foto diffuse dai media locali mostrano camper rovesciati, alberi abbattuti e un blocco docce sepolto dal fango vicino alla base del Monte Maunganui, alto 232 metri. I vigili del fuoco, guidati da William Pike, confermarono voci iniziali, ma dopo ore senza segni di vita, le ricerche si sono protratte nottetempo in un ambiente “complesso e ad alto rischio”, parole della vice comandante Megan Stiffler. Il Primo Ministro Chris Luxon è atteso in visita alle zone colpite domenica, mentre elicotteri hanno soccorso famiglie sui tetti da inondazioni diffuse. Questa tragedia evidenzia i pericoli del maltempo estremo in zone turistiche vulnerabili, con la frana che ha colpito un campeggio come Beachside, affollato di famiglie.

Implicazioni per la sicurezza e il monitoraggio

Gli esperti sottolineano come le piogge intense, esacerbate dal cambiamento climatico, stiano aumentando la frequenza di smottamenti in Nuova Zelanda, specialmente in aree vulcaniche instabili come Mount Maunganui. La presenza di “cifre singole” di dispersi, inizialmente indefinite, si è precisata in sei, ma la lista potrebbe allungarsi. Soccorritori con cani e droni continuano il setacciamento, priorizzando la sicurezza dopo il slip secondario. L’unità di crisi italiana segue da vicino il caso della connazionale, mentre la comunità locale piange le vittime in un’estate segnata dal disastro . Il ministro Mitchell ha mobilitato risorse nazionali, inclusi elicotteri, per affrontare l’emergenza multidistrettuale .

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