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Siccità in Ungheria, il Lago Velence verso nuovi minimi entro l’estate

Il terzo bacino naturale del Paese è sotto pressione per la mancanza di piogge e l’aumento delle temperature. Livelli idrici eccezionalmente bassi minacciano ecosistema, turismo e attività sportive locali

In Ungheria il Lago Velence, terzo bacino lacustre naturale del Paese, è al centro di un’emergenza idrica che rischia di portare il livello dell’acqua a nuovi minimi storici entro l’estate. Secondo i dati raccolti dalle autorità locali, la stagione è iniziata con un’altezza di circa 81 centimetri, scesa poi a 66 centimetri, con la prospettiva concreta di avvicinare e superare il precedente record negativo di 53 centimetri entro la fine di giugno, complice una siccità persistente e temperature sopra la media stagionale. Questo quadro alimenta i timori che il Lago Velence in Ungheria possa arrivare ai minimi storici entro l’estate con ripercussioni su ambiente, turismo e tessuto economico locale.

Un lago poco profondo in un Paese sempre più arido

Il Lago Velence si trova circa 50 chilometri a sud-ovest di Budapest, ha una superficie di 26 chilometri quadrati ed è noto per le sue acque relativamente poco profonde e calde, che nei mesi estivi possono raggiungere i 26-28 °C. Proprio questa ridotta profondità, che in condizioni normali si aggira intorno a 160 centimetri medi grazie anche ad alimentazioni artificiali introdotte negli anni Novanta, rende il bacino particolarmente vulnerabile alle variazioni climatiche. La combinazione di precipitazioni scarse, ondate di calore e forte evaporazione sta spingendo il Lago Velence ai minimi storici, con arretramenti visibili della linea di riva: in alcune aree è possibile camminare 15-20 metri oltre il limite abituale senza immergersi completamente.

La crisi idrica non riguarda solo questo specchio d’acqua, ma un’ampia porzione del territorio ungherese. Nella Grande Pianura, compresa tra Danubio e Carpazi, la carenza di umidità nel suolo raggiunge i 120 millimetri, mentre fiumi, laghi e falde acquifere si trovano a livelli considerati criticamente bassi. In questo contesto, il Lago Velence viene citato dagli esperti come uno dei casi più gravi, anche perché dovrebbe essere alimentato da due bacini, Pátka e Zámoly, quasi completamente prosciugati. L’unica fonte naturale rimasta è il torrente Császár-víz, insufficiente da solo a compensare l’evaporazione e l’assenza di piogge prolungate.

Effetti su ecosistema, turismo e sport e le possibili soluzioni

L’attuale livello dell’acqua del Lago Velence risulta inferiore di 60-70 centimetri rispetto a quello ritenuto ottimale per la stabilità dell’ecosistema e la balneazione. Il trend preoccupa ecologi e amministratori: acque più basse e stagnanti significano maggiore rischio di fioriture algali, peggioramento della qualità dell’acqua e stress per la fauna ittica e avicola che popola il bacino. In passato, come nel 1993, il lago aveva già subito un drastico ritiro a causa di periodi siccitosi, con profondità scese a 72 centimetri e un arretramento della riva di circa 50 metri. Solo interventi di ripristino e alimentazione artificiale avevano permesso di riportare il livello a valori più sicuri. Oggi, tuttavia, la combinazione tra cambiamento climatico e disponibilità limitata di risorse idriche rende più complesso replicare quelle misure su larga scala.

 

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