Semi flop del digiuno intermittente: dubbi sulla perdita di peso

Nuovo studio sul digiuno intermittente rivela meccanismi biochimici che migliorano salute cerebrale e metabolismo nelle persone obese. Tuttavia, revisioni sistematiche mettono in dubbio l’efficacia per dimagrire rispetto alle diete classiche. Scopri i dettagli scientifici emersi il 16 febbraio.
Un recente studio sul digiuno intermittente, pubblicato proprio ieri, sta facendo discutere gli esperti di nutrizione e neuroscienze. Ricercatori pisani hanno identificato il ruolo chiave del succinato, un metabolita energetico, nei benefici del digiuno intermittente su cervello e metabolismo, aprendo nuove prospettive contro obesità e disturbi dell’umore.
Meccanismi biochimici scoperti a Pisa
Il team coordinato da Paola Tognini, del Centro Health Science della Scuola Sant’Anna di Pisa, ha utilizzato un modello di obesità indotta da dieta ipergrassa. Confrontando questa con una dieta bilanciata quotidiana e il digiuno intermittente – che prevede 24 ore di astinenza alternate – emergono risultati netti: entrambi riducono peso e massa grassa, migliorano la tolleranza al glucosio. Ma solo il digiuno intermittente potenzia il comportamento esplorativo, riduce l’ansia e l’infiammazione cerebrale, grazie a una specifica modulazione del succinato: calo nel plasma, aumento in fegato e tessuto adiposo bruno.
“Potremmo sviluppare approcci nutrizionali o farmacologici mirati al succinato per prevenire diabete, malattie cardiometaboliche e declino cognitivo, superiori alla semplice restrizione calorica”, spiega Tognini. Questo studio digiuno intermittente evidenzia una firma metabolica unica, protettiva per il cervello nelle persone obese.
Dubbi sull’efficacia per la perdita di peso
Non tutti concordano sull’entusiasmo. Una recensione scientifica su Cochrane, pubblicata ieri e analizzata da fonti come La7 e Il Fatto Quotidiano, ha esaminato 22 studi randomizzati su 1.995 adulti sovrappeso o obesi. Diverse forme di digiuno intermittente – da 16:8 a giorni alterni – non mostrano superiorità clinica sulla perdita di peso rispetto a diete tradizionali o assenza di intervento. Il calo ponderale è minimo, sotto il 5% in un anno, senza miglioramenti significativi nella qualità della vita.
Esperti come Luis Garegnani avvertono: “Le prove non giustificano le mode social”. Si sa ancora poco sugli effetti a lungo termine, nei diabetici o categorie specifiche. Lo studio pisano sul digiuno intermittente innova sui meccanismi cerebrali, ma la revisione Cochrane tempera le aspettative dimagranti, invitando a valutare caso per caso.
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