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Quotazione dell’oro in picchiata dopo il boom e la nomina di Warsh

La quotazione dell’oro precipita bruscamente dopo un lungo boom record, segnando un calo oltre l’8% verso i 4.900 dollari l’oncia. La nomina di Warsh alla Fed rafforza il dollaro, smorzando l’appetito per il bene rifugio. Analisi delle cause e outlook per il 2026.

La quotazione dell’oro ha registrato un crollo improvviso dopo mesi di boom inarrestabile, con i prezzi che sono scesi sotto i 4.900 dollari l’oncia in una sola sessione di trading. Questo precipizio segue un 2025 positivo, chiuso con oscillazioni intorno ai 4.320 dollari, ma ora i mercati reagiscono alla nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve, un falco monetario noto per le sue posizioni restrittive sui tassi.

Il picco del boom e l’improvvisa inversione

Nel 2025, l’oro ha vissuto un boom straordinario, superando i 4.100 dollari l’oncia grazie a incertezze geopolitiche, inflazione persistente e acquisti massicci delle banche centrali. Previsioni autorevoli come quelle di Goldman Sachs indicavano picchi fino a 3.000 dollari entro fine anno, ma il metallo ha accelerato oltre le stime, toccando massimi storici sopra i 4.300 dollari a metà anno. Tuttavia, a partire da fine 2025, la quotazione dell’oro ha iniziato a correggere, scendendo sotto i 4.100 dollari per ottimismo su accordi commerciali USA-Cina e rafforzamento del dollaro. Il crollo recente, oltre l’8%, verso 4.900 dollari riflette prese di profitto diffuse tra i metalli preziosi.

La nomina di Warsh come catalizzatore del precipizio

La nomina di Kevin Warsh, ex governatore della Fed e critico delle politiche accomodanti, ha accelerato il declino della quotazione dell’oro che precipita. Warsh, previsto come successore di Powell nel 2026, promette una linea dura contro l’inflazione, con possibili rialzi dei tassi che aumentano il costo opportunità di detenere oro non produttivo. Questo sentiment ha rafforzato il dollaro USA, rendendo l’oro meno attraente per investitori stranieri . Analisti notano che un dollaro forte esercita pressione ribassista sul prezzo dell’oro, come visto in fasi passate di consolidamento dal 2012 al 2018. Il calo attuale, da oltre 3.350 dollari a luglio 2025 a livelli inferiori, conferma questa dinamica.

Prima della nomina di Warsh, il boom dell’oro era sostenuto da tagli dei tassi attesi e rischi geopolitici, con prezzi al grammo che balzavano da 90 a oltre 96 euro nei primi mesi del 2025. Ora, l’ottimismo commerciale e la politica monetaria hawkish invertono la tendenza, portando la quotazione dell’oro in una fase di correzione profonda, potenzialmente fino a 3.800 dollari.

Fattori macro che amplificano il calo post-boom

L’inflazione in calo e i negoziati USA-Cina riducono la domanda di oro come bene rifugio, mentre il dollaro stabile frena i guadagni in valute estere . Previsioni per il 2025 indicavano una media di 2.500 dollari, ma il prezzo dell’oro che precipita dopo il boom suggerisce un consolidamento nel breve termine. Banche centrali potrebbero riprendere acquisti se i rischi tornano, ma la nomina di Warsh sposta l’equilibrio verso la stabilità monetaria.

Investitori monitorano i dati sull’inflazione USA: se persistente, potrebbe limitare ulteriori cali; altrimenti, la quotazione dell’oro in picchiata continuerà. Storicamente, dopo fasi ribassiste come questa post-boom, l’oro riprende la via rialzista su nuovi catalizzatori.

Implicazioni per mercati e investitori

Il precipizio della quotazione dell’oro post-nomina di Warsh segnala un cambio di paradigma, con l’oro che perde appeal rispetto ad asset rischiosi. Tuttavia, nel lungo termine, fattori come geopolitica e domanda asiatica potrebbero invertire il trend . Per ora, la correzione dal boom domina, con prezzi in calo di 150 dollari da picchi recenti.

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