Inaugurazione olimpica Milano Cortina 2026, uno spettacolo tra eccellenza e stereotipi italiani

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali ha affascinato il mondo con momenti di grande caratura, ma ha anche rivelato alcune scelte discutibili che hanno banalizzato la cultura italiana anziché esaltarla come meritava.
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 si è svolta venerdì 6 febbraio in una formula innovativa e senza precedenti nella storia olimpica, distribuita tra lo stadio San Siro di Milano, Cortina d’Ampezzo, Livigno e Predazzo. Lo spettacolo ha rappresentato un’impresa organizzativa di straordinaria complessità, con la presenza di circa cinquanta Capi di Stato e di Governo, oltre a numerose star internazionali. Tuttavia, dietro la magnificenza della produzione e l’indubbia professionalità della regia, emergono alcune scelte creative che hanno sollevato interrogativi sulla rappresentazione della cultura italiana al mondo.
Un’apertura tra luci e ombre
La cerimonia olimpica di Milano Cortina ha alternato momenti di genuina bellezza a sequenze che sembravano riproporre clichè consolidati sulla nostra identità nazionale. L’inno nazionale, affidato alla voce potente di Laura Pausini, avrebbe potuto rappresentare un momento di pura emozione, ma alcune modifiche melodiche e metriche hanno alterato la solennità di uno dei simboli più importanti della nostra Repubblica. Allo stesso modo, le tre enormi maschere carnevalesche hanno evocato più un martedì grasso provinciale che una celebrazione della ricchezza culturale italiana.
Le esibizioni internazionali tra successo e delusione
Tra i momenti più discussi figura l’interpretazione di “Volare”, la celebre canzone di Domenico Modugno, affidata a Mariah Carey. La leggendaria cantante statunitense ha proposto una versione che ha stravolto il brano originale, con un ritmo rallentato fino al fastidio e un’interpretazione che ricordava più l’atmosfera di un locale di Las Vegas che la leggerezza e la poesia della composizione italiana. Anche il video del tram con il Presidente Sergio Mattarella a bordo e Valentino Rossi alla guida, pur contenendo una sorpresa finale affascinante, ha mostrato una realizzazione tecnica non all’altezza delle aspettative .
Talenti sottoutilizzati e scelte creative discutibili
Matilda De Angelis, bravissima attrice di fama internazionale, è stata “costretta” a interpretare il ruolo di direttrice d’orchestra senza poter mostrare le sue vere capacità interpretative. Questa scelta rappresenta un’occasione mancata per evidenziare il talento della nostra cinematografia mondiale. La scenetta dedicata ai gesti italiani, infine, ha toccato il limite della parodia, sfiorando quella rappresentazione stereotipata che l’Italia avrebbe dovuto superare in una manifestazione olimpica di questa portata.
I momenti di vera eccellenza
Non si può negare, tuttavia, che la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 ha contenuto sequenze di straordinaria bellezza . L’omaggio ad Antonio Canova e al mito di Amore e Psiche, interpretato dai ballerini dell’Accademia del Teatro alla Scala, ha rappresentato un tributo autentico al Neoclassicismo italiano. Andrea Bocelli ha regalato un’interpretazione impeccabile di “Nessun Dorma” dall’opera Turandot di Giacomo Puccini, mentre la fiamma olimpica ha attraversato San Siro nelle mani di tedofori d’eccezione come Beppe Bergomi, Franco Baresi e Paola Egonu. Sofia Goggia, sciatrice olimpica, ha acceso il braciere a Cortina d’Ampezzo, rappresentando l’eccellenza dello sport italiano .
Una grandissima occasione parzialmente sprecata
La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano Cortina rimane un evento di straordinario sforzo organizzativo e di grande caratura internazionale. Marco Balich e il suo team hanno dimostrato ancora una volta di possedere competenze di livello mondiale. Tuttavia, la scelta di ricorrere a stereotipi culturali consolidati, anziché esaltare la vera profondità della civiltà italiana, rappresenta un’occasione mancata. Un’Italia che meritava di essere raccontata attraverso la sua complessità storica, artistica e umana, non attraverso caricature che rischiano di rafforzare i cliché internazionali. Il bilancio rimane comunque positivo, con tanti momenti altissimi, ma con macchie che avrebbero potuto essere evitate in una celebrazione della portata olimpica. Alla fine abbiamo temuto che apparisse un gigantesco bidet nel centro dello stadio, per fortuna qualcuno deve aver capito che ridicolizzare l’Italia fino a quel punto sarebbe stato troppo anche per un popolo che a volte adora darsi le martellate sulle proprie dita anziché mostrare al mondo intero la sua grandezza e la sua unica e incredibile Storia.
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