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Il crollo del prezzo dell’oro: dalla febbre speculativa al panico dei mercati

Dopo aver raggiunto il record storico di 5.600 dollari l’oncia, il prezzo dell’oro ha subito un crollo drammatico del 10%, scendendo sotto i 4.500 dollari. Le cause risiedono nell’incertezza geopolitica, nella nomina di Kevin Warsh alla Federal Reserve e nel rinforzo del dollaro americano.

La caduta del prezzo dell’oro rappresenta uno dei fenomeni più sorprendenti dei mercati finanziari di inizio 2026. Dopo settimane di rialzi vertiginosi che avevano portato il metallo giallo a sfiorare i 5.600 dollari l’oncia, i mercati hanno assistito a una delle peggiori sedute degli ultimi decenni. Il crollo dell’oro ha visto il prezzo scendere di oltre l’8% in una singola giornata di contrattazione, con i futures sull’oro che sono precipitati brevemente sotto i 4.900 dollari, mentre l’argento ha perso circa il 30% in una sola seduta. Questo brusco cambio di rotta ha sorpreso molti investitori, evidenziando come anche i beni rifugio per eccellenza non siano immuni dalle dinamiche di panico e realizzazione di profitti che caratterizzano i mercati finanziari globali.

Il record storico e il successivo tracollo

La storia recente del prezzo dell’oro è caratterizzata da estremi opposti. Giovedì scorso, il metallo giallo aveva raggiunto un nuovo massimo storico a 5.600 dollari l’oncia, con l’argento scambiato a 120 dollari. Questo picco rappresentava il culmine di una febbre speculativa che aveva coinvolto sia investitori esperti che principianti, i quali si erano affrettati a vendere i lingotti posseduti o ad acquistarli attraverso rivenditori locali e piattaforme di trading online. Tuttavia, il crollo dei prezzi dell’oro è iniziato improvvisamente, con quotazioni che sono scese fino ai 4.770 dollari l’oncia entro venerdì sera. Questo rappresenta una perdita di quasi 830 dollari per oncia in pochi giorni, un movimento che ha lasciato molti investitori in perdita nonostante le quotazioni rimangono comunque molto più alte rispetto a un anno fa, quando la quotazione spot a New York era inferiore a 2.795 dollari per oncia.

Le cause della volatilità nei metalli preziosi

Il calo del prezzo dell’oro è stato innescato da un evento politico specifico: l’annuncio della nomina di Kevin Warsh, considerato una scelta più falco, a governatore della Federal Reserve. Questa notizia ha rappresentato un punto di rottura nelle aspettative di mercato. La nomina di Warsh ha rafforzato le prospettive di una Fed focalizzata sulla stabilità dei prezzi e sulla riduzione del bilancio, spingendo il dollaro americano a rimbalzare da un recente minimo di quattro anni. La relazione inversa tra l’indice del dollaro e i prezzi dell’oro si è riattivata con forza, con il dollaro più forte che rende il metallo giallo meno attraente per gli investitori internazionali.

Oltre ai fattori tecnici, le oscillazioni nel valore dell’oro sono state amplificate da fattori strutturali nei mercati. La CME Group ha deciso adeguamenti di margine che hanno innescato vendite forzate da parte degli operatori più esposti con leva finanziaria. Inoltre, analisti hanno segnalato che il crollo dell’argento e dell’oro è stato esacerbato da posizioni estreme accumulate nei mercati delle opzioni durante la forte corsa dei metalli tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Una massiccia ondata di realizzazione di profitti da parte di speculatori, in particolare cinesi, ha ulteriormente amplificato il movimento ribassista.

L’incertezza geopolitica e il ruolo dei beni rifugio

Paradossalmente, nonostante l’oro sia tradizionalmente considerato un bene rifugio, il crollo del prezzo dell’oro è avvenuto in un contesto di significativa incertezza geopolitica. Le tensioni tra gli Stati Uniti e paesi come il Venezuela e l’Iran, gli appelli del presidente Trump per l’acquisizione della Groenlandia e le sue posizioni aggressive nei confronti degli alleati della NATO avevano precedentemente alimentato la domanda di oro. Daniel McDowell, professore di scienze politiche alla Syracuse University, ha osservato che c’è stato “un vero e proprio crollo nel modo in cui pensiamo al funzionamento dell’ordine mondiale”, sottolineando come l’acquisto di oro sia stato storicamente una sorta di “reazione psicologica” per coloro che desiderano mettere al sicuro il proprio denaro.

Tuttavia, il cambio di percezione sulla politica monetaria della Federal Reserve ha prevalso sulle preoccupazioni geopolitiche, almeno temporaneamente. Gli analisti rimangono divisi sulla natura del movimento ribassista: se si tratta di una correzione dentro un trend rialzista di medio periodo o dell’inizio di una fase orso più lunga. Ciò che è certo è che l’oro rimane sostenuto da driver strutturali come gli acquisti delle banche centrali, i rischi geopolitici irrisolti, i deficit fiscali e il debito pubblico in crescita, fattori che non scompaiono per effetto di un singolo newsflow, per quanto rilevante.

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