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Crans Montana: perché i ragazzi non sono fuggiti dall’incendio al Constellation

La strage di Crans Montana nel locale Constellation ha causato 40 vittime, tra cui 6 italiani adolescenti. Perché molti studenti sono rimasti dentro durante l’incendio? Psicologia sociale, inerzia collettiva e desensibilizzazione digitale spiegano il tragico ritardo nelle reazioni di emergenza.

La notte di Capodanno a Crans Montana si è trasformata in tragedia nel discopub Constellation, dove un incendio devastante ha ucciso 40 persone, tra cui sei studenti italiani: Riccardo Minghetti, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Sofia Prosperi ed Emanuele Galeppini. L’incendio, innescato da una fontanella scintillante vicino al soffitto, ha intrappolato decine di giovani nel seminterrato. Molti studenti non sono usciti tempestivamente, continuando a ballare o filmare, mentre le fiamme divampavano. Questo comportamento collettivo solleva interrogativi profondi sulla percezione del pericolo in situazioni di emergenza.

La dissociazione come risposta allo shock

Di fronte allo shock improvviso dell’incendio, il cervello attiva la dissociazione, un meccanismo di difesa che disconnette emotivamente. La mente osserva e registra, ma rallenta la reazione: tempo dilatato, emozioni attenuate, percezione del pericolo confusa. Filmare diventa gesto automatico, meccanico, per tollerare l’angoscia senza essere travolti. Nella dinamica letale del rogo a Crans Montana, questo ritardo ha avuto conseguenze drammatiche per le vittime, bloccate nel seminterrato del locale.

La confusione tra realtà e virtuale

Il mondo digitale complica la percezione del pericolo reale. Esposti quotidianamente a immagini di incendi, catastrofi e violenze su social, i giovani sviluppano desensibilizzazione. Durante la strage di Crans Montana, lo smartphone diventa barriera emotiva: filmare trasforma l’evento in contenuto virale, simile a ciò che si vede online. Il confine tra realtà e spettacolo si assottiglia, percependo la minaccia incendio come osservabile, non vissuta. Video diffusi dai social dal Constellation catturano questo: gli studenti registrano invece di fuggire, intrappolati nella narrazione digitale.

Il comportamento del gruppo e l’illusione della normalità

In situazioni di emergenza come l’incendio al Constellation, la psicologia sociale evidenzia il ruolo del comportamento collettivo. Gli individui osservano gli altri: se nessuno fugge o urla, il cervello interpreta il pericolo come minore. Questo meccanismo, noto come diffusione della responsabilità o inerzia collettiva, diluisce la responsabilità individuale. Nel caos del locale Constellation, alcuni continuavano a ballare o a registrare video, trasmettendo un segnale di normalità. Il gruppo restava sospeso, sottovalutando il rischio incendio, invece di attivare una risposta di fuga immediata.

L’assuefazione al non-pericolo e la difficoltà di riconoscere il rischio

Molti adolescenti e giovani crescono in ambienti protetti, dove il rischio è mediato da schermi o simulazioni. La capacità di riconoscere il pericolo si costruisce con l’esperienza, non è automatica. Senza educazione specifica, segnali come fumo, odore acre o rumore non scattano come allarmi. Nell’incendio di Crans Montana, questo ha portato i ragazzi a minimizzare la minaccia, restando immobili anche quando il fuoco era evidente. La tragedia al Constellation mostra come l’assuefazione al non-pericolo ritardi la decodifica di un incendio vero e proprio, trasformando secondi preziosi in fatali.

Il bisogno di controllo e l’illusione dell’azione

In situazioni caotiche come il disastro di Capodanno, l’impotenza genera ansia. Riprendere con il telefono offre illusione di controllo: un’azione concreta che struttura l’esperienza, incanalando il panico. Ma documentare sostituisce la protezione personale, rendendo passivo l’istinto di sopravvivenza. Nella società della narrazione continua, questo comportamento ha contribuito alla strage degli studenti a Crans Montana, dove il bisogno di condividere ha prevalso sulla fuga. L’inchiesta sul Constellation indaga i proprietari, ma la psicologia dell’emergenza spiega il tragico immobilismo collettivo.

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