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Alberto Trentini liberato dopo oltre un anno di detenzione in Venezuela

Alberto Trentini è tornato libero dopo più di un anno di detenzione in Venezuela senza accuse formali. Il cooperante italiano, 46 anni, era stato arrestato il 15 novembre 2024, circa tre settimane dopo il suo arrivo nel Paese, mentre si spostava da Caracas a Guasdualito per motivi di lavoro. Alberto Trentini operava per la ong Humanity & Inclusion, attiva nell’assistenza alle persone con disabilità, ed è stato detenuto nel carcere di El Rodeo, vicino alla capitale.

Originario del Veneto, Alberto Trentini aveva alle spalle una lunga esperienza nella cooperazione internazionale, maturata in diversi Paesi tra America Latina, Africa, Medio Oriente ed Europa, collaborando con numerose organizzazioni non governative. Durante la detenzione, le informazioni sulle sue condizioni sono state frammentarie e i contatti con la famiglia estremamente limitati: in oltre dodici mesi ha potuto parlare con i genitori solo tre volte.

La vicenda ha assunto fin da subito un rilievo diplomatico. Il governo italiano ha attivato canali politici e consolari, nominando anche un inviato speciale per seguire il caso dei detenuti italiani in Venezuela. Nel corso del 2025 l’ambasciatore italiano a Caracas ha potuto incontrare Trentini in carcere, mentre la famiglia ha più volte denunciato la lentezza e le difficoltà nei rapporti con le autorità venezuelane.

La svolta è arrivata all’inizio di gennaio 2026, dopo l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato al sequestro di Nicolás Maduro e a un rapido riassetto degli equilibri di potere a Caracas, aprendo una fase politica del tutto nuova. In questo contesto, e parallelamente a un’attività diplomatica che ha coinvolto più canali internazionali, le autorità venezuelane hanno avviato la liberazione di diversi detenuti stranieri.

All’alba del 12 gennaio il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la liberazione di Alberto Trentini, insieme all’imprenditore Mario Burlò. I due sono stati accompagnati all’ambasciata italiana a Caracas e giudicati in condizioni complessivamente buone, prima del rientro in Italia.


NOTE: questo articolo è stato generato con il supporto dell’intelligenza artificiale.

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