Niscemi, la frana catastrofica in Sicilia: evacuate 1.500 persone
Una frana di grandi dimensioni ha colpito il comune siciliano di Niscemi provocando l’evacuazione di oltre 1.500 abitanti. Il movimento franoso si estende per 4 chilometri e sono in atto nuove piogge.
Una frana devastante ha colpito il comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta nel cuore della Sicilia, trasformando in pochi giorni la vita di migliaia di persone. Quello che era iniziato il 16 gennaio con i primi cedimenti del terreno si è trasformato in una vera e propria catastrofe il 25 gennaio, quando una seconda frana di maggiore entità ha riattivato un vecchio fronte a ridosso della parte sud del centro abitato. Il comune, che conta circa 25.000 abitanti e sorge su un altopiano che le autorità descrivono come gradualmente in collasso verso la pianura sottostante, ha dovuto affrontare una situazione di emergenza senza precedenti.
L’evacuazione e le dimensioni della catastrofe
Il movimento franoso ha costretto all’evacuazione di oltre 1.500 persone, con la maggior parte che ha trovato sistemazione presso familiari, mentre circa 20 cittadini sono stati ospitati presso l’area di accoglienza istituita nel Palazzetto dello Sport “Pio La Torre”. La frana di Niscemi si estende per 4 chilometri, con un fronte che continua ad avanzare inesorabilmente. Secondo quanto riferito dal capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, il movimento coinvolge circa 350 milioni di metri cubi di terreno, rendendo questa frana siciliana potenzialmente più grave del celebre disastro del Vajont del 1963.
Le immagini riprese da droni il 30 gennaio mostrano case pericolosamente vicine al bordo dopo che ampie sezioni del pendio hanno ceduto, con profonde fratture visibili nel terreno in tutta l’area. Un’automobile è rimasta con la parte anteriore che sporge nel vuoto, simbolo della drammaticità della situazione. Gli edifici che si affacciano sul precipizio rischiano di essere compromessi dall’avanzare della frana del terreno, e secondo gli esperti della Società italiana di geologia ambientale (Sigea), il cedimento non è ancora terminato.
Lo stato di emergenza e i danni economici
Il 27 gennaio, il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per fronteggiare gli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito Calabria, Sardegna e Sicilia. L’amministrazione ha stanziato 100 milioni di euro per i primi interventi nelle aree più colpite dalla tempesta violenta, tuttavia le autorità locali stimano i danni complessivi a oltre 1 miliardo di euro. I forti venti e le onde hanno spinto il mare oltre le difese costiere, distruggendo abitazioni e attività commerciali in diverse zone.
La frana a Niscemi ha compromesso gran parte della viabilità locale, la stabilità di numerosi edifici nell’area e determinato l’interruzione dei servizi essenziali. Le attività didattiche sono state sospese per valutare l’agibilità dei plessi scolastici ricadenti nell’area interessata dal cedimento franoso. La zona rossa, inizialmente stabilita a cento metri dal profilo della frana, è stata successivamente avanzata di ulteriori 50 metri.
Una storia che si ripete: il precedente del 1997
Niscemi non è nuova a questo tipo di fenomeni. Il 12 ottobre 1997, ventinove anni fa, una frana simile si era verificata negli stessi luoghi, interessando i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio. Secondo gli esperti, la parte terminale del cedimento di gennaio 2026 si sovrappone alla frana del 1997, suggerendo che il territorio sia strutturalmente predisposto a questi eventi. Gli eventi meteorologici estremi sono diventati più frequenti in Italia negli ultimi anni, con alluvioni che hanno devastato città in tutto il paese, amplificando i rischi di smottamenti e inondazioni anche in aree storicamente meno esposte.
La situazione ha alimentato ansia e rabbia tra i residenti, alcuni dei quali lamentano che i precedenti cedimenti del terreno non siano stati adeguatamente affrontati.
Il monitoraggio e le prospettive immediate
L’Università di Firenze, centro di competenza del Dipartimento della Protezione Civile, sta effettuando i primi rilievi sul campo per monitorare il movimento del fronte franoso. Si stanno inoltre valutando ulteriori attività per rafforzare il monitoraggio della frana siciliana anche attraverso il coinvolgimento dell’Agenzia Spaziale Italiana. Secondo gli esperti della Sigea, la parete terrosa sulla cui sommità si trova una striscia di case in bilico sul precipizio dovrà trovare un assetto di equilibrio naturale, il che significa che la frana è destinata ad avanzare ulteriormente, compromettendo le costruzioni fino al raggiungimento di un nuovo equilibrio.
Nelle prossime ore, le condizioni meteo rimangono critiche con temporali già in atto sulla Sicilia. Le previsioni indicano il persistere di condizioni meteorologiche avverse che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del movimento franoso di Niscemi. Le autorità mantengono massima allerta, considerando che ogni precipitazione potrebbe accelerare il processo di cedimento del terreno e richiedere ulteriori evacuazioni. Il capo della Protezione Civile ha sottolineato che molti sfollati non potranno tornare nelle proprie case, rendendo necessaria una delocalizzazione definitiva e un piano di ricostruzione a lungo termine per questa comunità siciliana duramente colpita.
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