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Una lunga coperta di nebbia oggi ha ingrigito il cielo di gran parte della Pianura Padana. Il fitto strato di nebbie \u00e8 ben visibile dall’immagine odierna del satellite Terra MODIS della NASA: dal cuore del Piemonte la nebbia si estende verso est lungo tutta la Lombardia centro-meridionale, l’Emilia Romagna settentrionale, fino alle porte di Modena, e in Veneto, comprendendo le zone a sud di Verona fino ad interessare le province di Padova e Rovigo.

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Osservando con maggiore attenzione, per\u00f2, possiamo notare come la nebbia abbia lasciato dei “buchi” attorno ad alcune citt\u00e0. Si vede chiaramente per la citt\u00e0 di Milano, ma anche a Novara ed Alessandria. Qui infatti le foschie e nubi basse hanno lasciato spazio ad una piccola finestra di sole.

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\"nebbia
Foto satellite NASA. Fonte IconaMeteo
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Ma come mai? Questo fenomeno, oggi ben visibile dal satellite, \u00e8 causato da quella che in meteorologia viene chiamata “isola di calore urbana“. Nelle grandi citt\u00e0, infatti,\u00a0fa pi\u00f9 caldo\u00a0rispetto alle aree circostanti, sia d’inverno che d’estate. Questo dipende da tanti fattori, tra cui dalla elevata presenza di cemento e asfalto, materiali che\u00a0 assorbono circa il 10% in pi\u00f9 di energia solare rispetto ad un suolo ricoperto dalla vegetazione, e il contributo del traffico, degli impianti di riscaldamento e delle attivit\u00e0 industriali.

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Come ci spiega il nostro meteorologo Rino Cutuli \u00abil calore in eccesso sprigionato dalla citt\u00e0, infatti, erode pi\u00f9 velocemente lo strato nebbioso. Lo erode dal basso naturalmente, perch\u00e9 \u00e8 dal basso che arriva il contributo all\u2019irraggiamento diurno (anch’esso proveniente dal basso, in quanto liberato dalla superficie terrestre e destinato fisicamente a salire)\u00bb.

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\u00a9 Icona Meteo - Il presente contenuto \u00e8 riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Icona Meteo) e il link al contenuto originale (Dalla NEBBIA spuntano MILANO, NOVARA e ALESSANDRIA: il fenomeno spiegato)

\n", "content_text": "Una lunga coperta di nebbia oggi ha ingrigito il cielo di gran parte della Pianura Padana. Il fitto strato di nebbie \u00e8 ben visibile dall’immagine odierna del satellite Terra MODIS della NASA: dal cuore del Piemonte la nebbia si estende verso est lungo tutta la Lombardia centro-meridionale, l’Emilia Romagna settentrionale, fino alle porte di Modena, e in Veneto, comprendendo le zone a sud di Verona fino ad interessare le province di Padova e Rovigo.\nOsservando con maggiore attenzione, per\u00f2, possiamo notare come la nebbia abbia lasciato dei “buchi” attorno ad alcune citt\u00e0. Si vede chiaramente per la citt\u00e0 di Milano, ma anche a Novara ed Alessandria. Qui infatti le foschie e nubi basse hanno lasciato spazio ad una piccola finestra di sole.\nFoto satellite NASA. Fonte IconaMeteo\nMa come mai? Questo fenomeno, oggi ben visibile dal satellite, \u00e8 causato da quella che in meteorologia viene chiamata “isola di calore urbana“. Nelle grandi citt\u00e0, infatti,\u00a0fa pi\u00f9 caldo\u00a0rispetto alle aree circostanti, sia d’inverno che d’estate. Questo dipende da tanti fattori, tra cui dalla elevata presenza di cemento e asfalto, materiali che\u00a0 assorbono circa il 10% in pi\u00f9 di energia solare rispetto ad un suolo ricoperto dalla vegetazione, e il contributo del traffico, degli impianti di riscaldamento e delle attivit\u00e0 industriali.\nCome ci spiega il nostro meteorologo Rino Cutuli \u00abil calore in eccesso sprigionato dalla citt\u00e0, infatti, erode pi\u00f9 velocemente lo strato nebbioso. Lo erode dal basso naturalmente, perch\u00e9 \u00e8 dal basso che arriva il contributo all\u2019irraggiamento diurno (anch’esso proveniente dal basso, in quanto liberato dalla superficie terrestre e destinato fisicamente a salire)\u00bb.\n\n\n\n\nLeggi anche:\nVORTICE CICLONICO tra venerd\u00ec e il WEEKEND: MALTEMPO, NEVE e VENTO\nL\u2019ex uragano IOTA semina morte e distruzione in NICARAGUA\nAfrica, clima fuori controllo: un continente in ginocchio tra siccit\u00e0 e alluvioni devastanti\n\n\n\n\n\u00a9 Icona Meteo - Il presente contenuto \u00e8 riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Icona Meteo) e il link al contenuto originale (Dalla NEBBIA spuntano MILANO, NOVARA e ALESSANDRIA: il fenomeno spiegato)", "date_published": "2020-11-18T15:31:33+01:00", "date_modified": "2020-11-19T07:06:10+01:00", "authors": [ { "name": "Redazione", "url": "https://www.iconameteo.it/author/sturci/", "avatar": "https://secure.gravatar.com/avatar/2692427d597ce389f422403b2219fe47e649b69d4d045b5eda6991d1740f6469?s=512&d=wp_user_avatar&r=g" } ], "author": { "name": "Redazione", "url": "https://www.iconameteo.it/author/sturci/", "avatar": "https://secure.gravatar.com/avatar/2692427d597ce389f422403b2219fe47e649b69d4d045b5eda6991d1740f6469?s=512&d=wp_user_avatar&r=g" }, "image": "https://www.iconameteo.it/contents/uploads/2020/11/snapshot-53.jpg", "tags": [ "isola di calore", "nebbia", "Notizie Italia", "Primo piano" ] }, { "id": "https://www.iconameteo.it/?p=49505", "url": "https://www.iconameteo.it/news/approfondimenti/in-citta-fa-piu-caldo-come-mai-il-fenomeno-dellisola-di-calore-spiegato/", "title": "In CITT\u00c0 fa pi\u00f9 CALDO, come mai? Il fenomeno dell\u2019ISOLA di CALORE spiegato", "content_html": "\"caldo

Perch\u00e9 in citt\u00e0 fa pi\u00f9 caldo che nelle zone circostanti? Si tratta di un fenomeno chiamato “isola di calore urbana“.

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In un pianeta sempre pi\u00f9 sovrappopolato continua a crescere anche la percentuale della popolazione che vive nei centri urbani: oggi pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale vive in citt\u00e0 e questa percentuale \u00e8 in aumento. Il pianeta si sta scaldando a causa dei gas-serra, lo sappiamo ma, allargandosi, anche le aree urbanizzate diventano pi\u00f9 calde: il fenomeno, conosciuto come \u201cisola di calore urbana\u201d (UHI: \u201cUrban Heat Island\u201d) viene studiato da molto tempo, ma resta quanto mai attuale nel momento in cui il riscaldamento globale accresce la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 delle ondate di calore proprio quando cos\u00ec tante persone abitano in una citt\u00e0 o nelle grandi metropoli.

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Il farmacista inglese Luke Howard fu fra i primi ad accorgersi che una citt\u00e0 pu\u00f2 essere pi\u00f9 calda delle aree rurali circostanti: famoso per aver classificato nel modo moderno le nubi, nel 1818 pubblic\u00f2 uno studio del clima di Londra dove descrisse il fenomeno. Da allora, le ricerche sulle particolarit\u00e0 del clima urbano e sull\u2019effetto isola di calore sono state innumerevoli. Proviamo a capirne di pi\u00f9.

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Figura 1 – la tipica distribuzione delle anomalie delle temperature notturne in una citt\u00e0. Fonte U.S. EPA
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L\u2019intensit\u00e0 di un\u2019isola di calore \u00e8 definita dalla differenza di temperatura tra il centro della stessa e le aree rurali circostanti: in media nelle grandi citt\u00e0 (parliamo di agglomerati urbani dell\u2019ordine di grandezza di un milione di abitanti) si registrano temperature medie annuali 1-3\u00b0C pi\u00f9 alte rispetto al circondario, ma questo valore medio nasconde profonde variazioni tra la notte ed il d\u00ec e marcate differenze nel corso delle stagioni, fortemente modulate dal tempo meteorologico e dal contesto geografico in cui si trova la citt\u00e0. Le citt\u00e0 pi\u00f9 grandi e popolose posseggono un\u2019isola di calore pi\u00f9 intensa che pu\u00f2 arrivare anche al valore di 12\u00b0C nelle condizioni pi\u00f9 favorevoli al fenomeno, vale a dire durante le notti con cielo sereno e calma di vento.

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Figura 2 – Andamento temporale della temperatura dell\u2019aria in una citt\u00e0 (linea rossa) e in un\u2019area rurale vicina (linea verde). La linea nera rappresenta la differenza tra le due temperature, maggiore dopo il tramonto (sunset) e poco prima dell\u2019alba (sunrise). Fonte: U.S. EPA
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Nella figura 2 \u00e8 mostrato il tipico andamento delle temperature dell\u2019aria misurata in una citt\u00e0 e nella campagna circostante, in condizioni di tempo stabile, con venti deboli e cielo sereno: come si pu\u00f2 vedere attorno al mezzogiorno la temperatura in citt\u00e0 \u00e8 simile a quella delle zone rurali, o perfino leggermente inferiore (isola di calore negativa, capiremo meglio in seguito che \u00e8 pi\u00f9 frequente nei climi aridi); alla sera, invece, mentre nelle zone verdi la temperatura si abbassa velocemente in citt\u00e0 scende con lentezza, restando pi\u00f9 alta di qualche grado fino all\u2019alba; al mattino, infine, i moti convettivi e turbolenti indotti dall\u2019alzarsi del sole sull\u2019orizzonte e dal suo calore tendono a rimescolare i bassi strati atmosferici e a dissipare l\u2019anomalia termica cittadina.

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Per quale motivo le citt\u00e0 sono pi\u00f9 calde, specialmente nel loro centro e durante le ore notturne?

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Le cause sono principalmente quattro: le propriet\u00e0 termiche dei materiali con cui \u00e8 costruito l\u2019ambiente urbano; le pavimentazioni impermeabili unite alla mancanza di vegetazione; la \u201cgeometria\u201d delle citt\u00e0; il calore generato dalle attivit\u00e0 umane (motori, caldaie \u2026). Di queste l\u2019ultima, il calore antropico, pur potendo essere una causa localmente significativa nelle aree pi\u00f9 dense e, come intuitivo, soprattutto in inverno, \u00e8 quella di gran lunga meno importante, e pertanto esamineremo con dettaglio solo le prime tre.

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I materiali con cui sono costruite le citt\u00e0, si pensi solo all’asfalto di colore nero, sono in prevalenza poco riflettenti nei confronti dalla radiazione solare (in termini tecnici si dice che hanno un\u2019albedo bassa) e posseggono un\u2019alta capacit\u00e0 termica (possono cio\u00e8 immagazzinare molto calore). Questa circostanza, unita all’effetto della geometria cittadina crea una vera e propria trappola nei confronti del calore assorbito. L’infrastruttura urbana, infatti, \u00e8 in grado di moltiplicare l\u2019albedo effettiva della superficie cittadina perch\u00e9 la radiazione solare entrante viene riflessa e assorbita pi\u00f9 volte tra i muri degli edifici (si veda la figura 3). Durante la notte il calore assorbito nelle ore precedenti viene perduto verso lo spazio nella forma di radiazione ad onda lunga (o infrarossa) e anche in questo caso i raggi termici, emessi in tutte le direzioni, possono essere riflessi e assorbiti di nuovo in quello che \u00e8 stato definito il \u201ccanyon urbano\u201d. Per descrivere in modo quantitativo questo fenomeno a volte si introduce il cosiddetto “sky view factor\u201d, che misura la porzione di cielo visibile da basso: nei centri cittadini dove gli edifici sono pi\u00f9 alti e vicini fra loro questo fattore \u00e8 molto piccolo e pertanto l\u00ec l\u2019isola di calore \u00e8 massima.

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Figura 3: il bilancio termico in una citt\u00e0 \u00e8 influenzato dalle multi riflessioni fra gli edifici della radiazione a onda lunga (long-wave radiation) e di quella a onda corta (short-wave). Gli altri termini del bilancio sono il calore antropogenico, il calore sensibile, quello immagazzinato ed il calore latente. Fonte: U.S. EPA
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L\u2019ultimo aspetto che resta considerare, ma non certo per importanza, \u00e8 il ruolo svolto dalla vegetazione e dalle superfici impermeabilizzate. Le citt\u00e0, specialmente al loro centro, ma anche nei quartieri commerciali e produttivi sono caratterizzate dalla mancanza o dalla grande scarsit\u00e0 di vegetazione e da vaste superfici impermeabilizzate, soprattutto perch\u00e9 coperte dall’asfalto. Il suolo libero e soprattutto gli alberi sono soggetti all\u2019evapotraspirazione: una porzione significativa dell\u2019energia che giunge dal sole viene impiegata per far evaporare l\u2019acqua contenuta nel suolo o nelle foglie e pertanto tali superfici rimangono pi\u00f9 fresche; questa energia \u00e8 detta calore latente e ha un ruolo fondamentale sia nel bilancio termico delle superfici sia, pi\u00f9 in generale, nei processi atmosferici.

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All\u2019effetto rinfrescante dell\u2019evapotraspirazione, nel caso degli alberi, occorre aggiungere la loro importante funzione di ombreggiare la superficie sottostante, impedendo ad una parte dei raggi solari di finire nella \u201ctrappola\u201d che abbiamo descritto poco sopra. L\u2019effetto dell\u2019evapotraspirazione aiuta a spiegare uno dei motivi per cui le citt\u00e0, a parit\u00e0 di dimensioni, non sperimentano la stessa isola di calore: nelle aree pi\u00f9 aride e aventi scarsa vegetazione il bilancio termico non \u00e8 cos\u00ec diverso tra campagna e citt\u00e0, perch\u00e9 in entrambi i casi c\u2019\u00e8 poca acqua che pu\u00f2 evaporare. Inoltre sono molteplici le diverse condizioni climatiche e meteorologiche che possono influenzare l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019isola di calore urbana: ora che abbiamo compreso i meccanismi che ne sono all\u2019origine non sar\u00e0 difficile immaginarli. Le citt\u00e0 poste in aree ventose, naturalmente, saranno meno soggette al fenomeno; l\u2019isola di calore si svilupper\u00e0 poco dopo una giornata con cielo coperto durante la quale la radiazione solare \u00e8 stata scarsa; meno ancora durante lunghi periodi piovosi e ventosi.

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A proposito di precipitazioni, prima di concludere vale davvero la pena fare almeno un cenno all\u2019influenza delle citt\u00e0 sulla distribuzione e sull\u2019intensit\u00e0 delle piogge. Questo aspetto ha meritato un\u2019attenzione pi\u00f9 tardiva rispetto al fenomeno dell\u2019isola di calore e risulta anche un po\u2019 meno compreso per via della sua complessit\u00e0. Ecco in estrema sintesi quello che oggi sappiamo: le citt\u00e0 tendono a generare un aumento della quantit\u00e0 di pioggia sul loro centro e sulle aree sottovento alle stesse; l\u2019incremento medio nelle precipitazioni \u00e8 quantificabile fra il 16 ed il 18% in pi\u00f9 rispetto alle aree circostanti, fino a una distanza di 20-50km; l\u2019aumento di pioggia sopra il centro cittadino si osserva sia di giorno che di notte, mentre l\u2019aumento sottovento \u00e8 un fenomeno diurno. L\u2019origine di questo incremento va ricercata principalmente nella maggiore quantit\u00e0 di calore che le citt\u00e0 possono fornire alle celle convettive (le cui piogge sono rilasciate sopra alla citt\u00e0 o sottovento alla stessa) e nella \u201crugosit\u00e0\u201d del tessuto cittadino. Scritto con parole pi\u00f9 semplici, le citt\u00e0, specialmente se composte da edifici molto alti, rappresentano un ostacolo per i venti che soffiano sopra di esse, i quali tendono a generare moti verticali sopra la citt\u00e0 o ad aggirarla per poi convergere sottovento, come se vi fosse una collina. Oltre a ci\u00f2, la citt\u00e0 costituisce anche una sorgente di aerosol e particolato, che possono influire in modo complesso sulle caratteristiche microfisiche della nube e sull\u2019eventuale sviluppo delle precipitazioni.

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Come abbiamo mostrato, sia pure sinteticamente, l\u2019isola di calore urbana \u00e8 stata lungamente studiata ed \u00e8 compresa piuttosto bene nelle sue cause. Racconteremo dei suoi effetti (prevalentemente negativi) sugli abitanti e sull\u2019ambiente in un prossimo approfondimento, dove delineeremo anche le principali strategie di mitigazione del fenomeno. Anticipiamo e ribadiamo che in un pianeta sempre pi\u00f9 caldo dove sempre pi\u00f9 persone abitano in grandi metropoli il problema dovrebbe essere fra i primi in cima alla lista dei pi\u00f9 urgenti da affrontare. Alcune soluzioni sono davvero a portata di mano, (non \u00e8 difficile immaginare che parleremo molto di alberi \u2026) altre sono allo studio o si stanno sperimentando.

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\u00a9 Icona Meteo - Il presente contenuto \u00e8 riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Icona Meteo) e il link al contenuto originale (In CITT\u00c0 fa pi\u00f9 CALDO, come mai? Il fenomeno dell’ISOLA di CALORE spiegato)

\n", "content_text": "Perch\u00e9 in citt\u00e0 fa pi\u00f9 caldo che nelle zone circostanti? Si tratta di un fenomeno chiamato “isola di calore urbana“.\nIn un pianeta sempre pi\u00f9 sovrappopolato continua a crescere anche la percentuale della popolazione che vive nei centri urbani: oggi pi\u00f9 della met\u00e0 della popolazione mondiale vive in citt\u00e0 e questa percentuale \u00e8 in aumento. Il pianeta si sta scaldando a causa dei gas-serra, lo sappiamo ma, allargandosi, anche le aree urbanizzate diventano pi\u00f9 calde: il fenomeno, conosciuto come \u201cisola di calore urbana\u201d (UHI: \u201cUrban Heat Island\u201d) viene studiato da molto tempo, ma resta quanto mai attuale nel momento in cui il riscaldamento globale accresce la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 delle ondate di calore proprio quando cos\u00ec tante persone abitano in una citt\u00e0 o nelle grandi metropoli.\nIl farmacista inglese Luke Howard fu fra i primi ad accorgersi che una citt\u00e0 pu\u00f2 essere pi\u00f9 calda delle aree rurali circostanti: famoso per aver classificato nel modo moderno le nubi, nel 1818 pubblic\u00f2 uno studio del clima di Londra dove descrisse il fenomeno. Da allora, le ricerche sulle particolarit\u00e0 del clima urbano e sull\u2019effetto isola di calore sono state innumerevoli. Proviamo a capirne di pi\u00f9.\nFigura 1 – la tipica distribuzione delle anomalie delle temperature notturne in una citt\u00e0. Fonte U.S. EPA\nL\u2019intensit\u00e0 di un\u2019isola di calore \u00e8 definita dalla differenza di temperatura tra il centro della stessa e le aree rurali circostanti: in media nelle grandi citt\u00e0 (parliamo di agglomerati urbani dell\u2019ordine di grandezza di un milione di abitanti) si registrano temperature medie annuali 1-3\u00b0C pi\u00f9 alte rispetto al circondario, ma questo valore medio nasconde profonde variazioni tra la notte ed il d\u00ec e marcate differenze nel corso delle stagioni, fortemente modulate dal tempo meteorologico e dal contesto geografico in cui si trova la citt\u00e0. Le citt\u00e0 pi\u00f9 grandi e popolose posseggono un\u2019isola di calore pi\u00f9 intensa che pu\u00f2 arrivare anche al valore di 12\u00b0C nelle condizioni pi\u00f9 favorevoli al fenomeno, vale a dire durante le notti con cielo sereno e calma di vento.\nFigura 2 – Andamento temporale della temperatura dell\u2019aria in una citt\u00e0 (linea rossa) e in un\u2019area rurale vicina (linea verde). La linea nera rappresenta la differenza tra le due temperature, maggiore dopo il tramonto (sunset) e poco prima dell\u2019alba (sunrise). Fonte: U.S. EPA\nNella figura 2 \u00e8 mostrato il tipico andamento delle temperature dell\u2019aria misurata in una citt\u00e0 e nella campagna circostante, in condizioni di tempo stabile, con venti deboli e cielo sereno: come si pu\u00f2 vedere attorno al mezzogiorno la temperatura in citt\u00e0 \u00e8 simile a quella delle zone rurali, o perfino leggermente inferiore (isola di calore negativa, capiremo meglio in seguito che \u00e8 pi\u00f9 frequente nei climi aridi); alla sera, invece, mentre nelle zone verdi la temperatura si abbassa velocemente in citt\u00e0 scende con lentezza, restando pi\u00f9 alta di qualche grado fino all\u2019alba; al mattino, infine, i moti convettivi e turbolenti indotti dall\u2019alzarsi del sole sull\u2019orizzonte e dal suo calore tendono a rimescolare i bassi strati atmosferici e a dissipare l\u2019anomalia termica cittadina.\nPer quale motivo le citt\u00e0 sono pi\u00f9 calde, specialmente nel loro centro e durante le ore notturne? \nLe cause sono principalmente quattro: le propriet\u00e0 termiche dei materiali con cui \u00e8 costruito l\u2019ambiente urbano; le pavimentazioni impermeabili unite alla mancanza di vegetazione; la \u201cgeometria\u201d delle citt\u00e0; il calore generato dalle attivit\u00e0 umane (motori, caldaie \u2026). Di queste l\u2019ultima, il calore antropico, pur potendo essere una causa localmente significativa nelle aree pi\u00f9 dense e, come intuitivo, soprattutto in inverno, \u00e8 quella di gran lunga meno importante, e pertanto esamineremo con dettaglio solo le prime tre.\nI materiali con cui sono costruite le citt\u00e0, si pensi solo all’asfalto di colore nero, sono in prevalenza poco riflettenti nei confronti dalla radiazione solare (in termini tecnici si dice che hanno un\u2019albedo bassa) e posseggono un\u2019alta capacit\u00e0 termica (possono cio\u00e8 immagazzinare molto calore). Questa circostanza, unita all’effetto della geometria cittadina crea una vera e propria trappola nei confronti del calore assorbito. L’infrastruttura urbana, infatti, \u00e8 in grado di moltiplicare l\u2019albedo effettiva della superficie cittadina perch\u00e9 la radiazione solare entrante viene riflessa e assorbita pi\u00f9 volte tra i muri degli edifici (si veda la figura 3). Durante la notte il calore assorbito nelle ore precedenti viene perduto verso lo spazio nella forma di radiazione ad onda lunga (o infrarossa) e anche in questo caso i raggi termici, emessi in tutte le direzioni, possono essere riflessi e assorbiti di nuovo in quello che \u00e8 stato definito il \u201ccanyon urbano\u201d. Per descrivere in modo quantitativo questo fenomeno a volte si introduce il cosiddetto “sky view factor\u201d, che misura la porzione di cielo visibile da basso: nei centri cittadini dove gli edifici sono pi\u00f9 alti e vicini fra loro questo fattore \u00e8 molto piccolo e pertanto l\u00ec l\u2019isola di calore \u00e8 massima.\nFigura 3: il bilancio termico in una citt\u00e0 \u00e8 influenzato dalle multi riflessioni fra gli edifici della radiazione a onda lunga (long-wave radiation) e di quella a onda corta (short-wave). Gli altri termini del bilancio sono il calore antropogenico, il calore sensibile, quello immagazzinato ed il calore latente. Fonte: U.S. EPA\nL\u2019ultimo aspetto che resta considerare, ma non certo per importanza, \u00e8 il ruolo svolto dalla vegetazione e dalle superfici impermeabilizzate. Le citt\u00e0, specialmente al loro centro, ma anche nei quartieri commerciali e produttivi sono caratterizzate dalla mancanza o dalla grande scarsit\u00e0 di vegetazione e da vaste superfici impermeabilizzate, soprattutto perch\u00e9 coperte dall’asfalto. Il suolo libero e soprattutto gli alberi sono soggetti all\u2019evapotraspirazione: una porzione significativa dell\u2019energia che giunge dal sole viene impiegata per far evaporare l\u2019acqua contenuta nel suolo o nelle foglie e pertanto tali superfici rimangono pi\u00f9 fresche; questa energia \u00e8 detta calore latente e ha un ruolo fondamentale sia nel bilancio termico delle superfici sia, pi\u00f9 in generale, nei processi atmosferici.\nAll\u2019effetto rinfrescante dell\u2019evapotraspirazione, nel caso degli alberi, occorre aggiungere la loro importante funzione di ombreggiare la superficie sottostante, impedendo ad una parte dei raggi solari di finire nella \u201ctrappola\u201d che abbiamo descritto poco sopra. L\u2019effetto dell\u2019evapotraspirazione aiuta a spiegare uno dei motivi per cui le citt\u00e0, a parit\u00e0 di dimensioni, non sperimentano la stessa isola di calore: nelle aree pi\u00f9 aride e aventi scarsa vegetazione il bilancio termico non \u00e8 cos\u00ec diverso tra campagna e citt\u00e0, perch\u00e9 in entrambi i casi c\u2019\u00e8 poca acqua che pu\u00f2 evaporare. Inoltre sono molteplici le diverse condizioni climatiche e meteorologiche che possono influenzare l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019isola di calore urbana: ora che abbiamo compreso i meccanismi che ne sono all\u2019origine non sar\u00e0 difficile immaginarli. Le citt\u00e0 poste in aree ventose, naturalmente, saranno meno soggette al fenomeno; l\u2019isola di calore si svilupper\u00e0 poco dopo una giornata con cielo coperto durante la quale la radiazione solare \u00e8 stata scarsa; meno ancora durante lunghi periodi piovosi e ventosi.\nA proposito di precipitazioni, prima di concludere vale davvero la pena fare almeno un cenno all\u2019influenza delle citt\u00e0 sulla distribuzione e sull\u2019intensit\u00e0 delle piogge. Questo aspetto ha meritato un\u2019attenzione pi\u00f9 tardiva rispetto al fenomeno dell\u2019isola di calore e risulta anche un po\u2019 meno compreso per via della sua complessit\u00e0. Ecco in estrema sintesi quello che oggi sappiamo: le citt\u00e0 tendono a generare un aumento della quantit\u00e0 di pioggia sul loro centro e sulle aree sottovento alle stesse; l\u2019incremento medio nelle precipitazioni \u00e8 quantificabile fra il 16 ed il 18% in pi\u00f9 rispetto alle aree circostanti, fino a una distanza di 20-50km; l\u2019aumento di pioggia sopra il centro cittadino si osserva sia di giorno che di notte, mentre l\u2019aumento sottovento \u00e8 un fenomeno diurno. L\u2019origine di questo incremento va ricercata principalmente nella maggiore quantit\u00e0 di calore che le citt\u00e0 possono fornire alle celle convettive (le cui piogge sono rilasciate sopra alla citt\u00e0 o sottovento alla stessa) e nella \u201crugosit\u00e0\u201d del tessuto cittadino. Scritto con parole pi\u00f9 semplici, le citt\u00e0, specialmente se composte da edifici molto alti, rappresentano un ostacolo per i venti che soffiano sopra di esse, i quali tendono a generare moti verticali sopra la citt\u00e0 o ad aggirarla per poi convergere sottovento, come se vi fosse una collina. Oltre a ci\u00f2, la citt\u00e0 costituisce anche una sorgente di aerosol e particolato, che possono influire in modo complesso sulle caratteristiche microfisiche della nube e sull\u2019eventuale sviluppo delle precipitazioni.\nCome abbiamo mostrato, sia pure sinteticamente, l\u2019isola di calore urbana \u00e8 stata lungamente studiata ed \u00e8 compresa piuttosto bene nelle sue cause. Racconteremo dei suoi effetti (prevalentemente negativi) sugli abitanti e sull\u2019ambiente in un prossimo approfondimento, dove delineeremo anche le principali strategie di mitigazione del fenomeno. Anticipiamo e ribadiamo che in un pianeta sempre pi\u00f9 caldo dove sempre pi\u00f9 persone abitano in grandi metropoli il problema dovrebbe essere fra i primi in cima alla lista dei pi\u00f9 urgenti da affrontare. Alcune soluzioni sono davvero a portata di mano, (non \u00e8 difficile immaginare che parleremo molto di alberi \u2026) altre sono allo studio o si stanno sperimentando.\n\u00a9 Icona Meteo - Il presente contenuto \u00e8 riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Icona Meteo) e il link al contenuto originale (In CITT\u00c0 fa pi\u00f9 CALDO, come mai? Il fenomeno dell’ISOLA di CALORE spiegato)", "date_published": "2020-06-24T10:02:24+02:00", "date_modified": "2020-06-24T10:02:24+02:00", "authors": [ { "name": "Lorenzo Danieli", "url": "https://www.iconameteo.it/author/ldanieli/", "avatar": "https://secure.gravatar.com/avatar/6734efa2ffcc0958289be1186e70e3bd8a50e65fc233a8c36cdb64e801288ada?s=512&d=wp_user_avatar&r=g" } ], "author": { "name": "Lorenzo Danieli", "url": "https://www.iconameteo.it/author/ldanieli/", "avatar": "https://secure.gravatar.com/avatar/6734efa2ffcc0958289be1186e70e3bd8a50e65fc233a8c36cdb64e801288ada?s=512&d=wp_user_avatar&r=g" }, "image": "https://www.iconameteo.it/contents/uploads/2020/06/admin-ajax.jpg", "tags": [ "caldo", "isola di calore", "Approfondimenti", "Primo piano" ] } ] }