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Dopo una estate con caldo eccezionale e un autunno comunque sinora assai mite, ci si chiede come sar\u00e0 il prossimo inverno, anche alla luce della crisi energetica e le preoccupazioni sui costi dell\u2019energia e del riscaldamento. Vediamo allora se possiamo dare qualche risposta a questo interrogativo.

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Quanto \u00e8 affidabile una previsione stagionale per l’inverno in Italia?

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Una previsione stagionale per l’inverno italiano ha un’affidabilit\u00e0 non molto elevata, ma non \u00e8 trascurabile, soprattutto quando si esaminano le condizioni a scala regionale. \u00c8 pi\u00f9 opportuno comunque stimare la probabilit\u00e0 di una stagione complessivamente pi\u00f9 calda o pi\u00f9 fredda della norma.
\nUna verifica delle previsioni stagionali sull’Europa mostra che, per la temperatura invernale, il vantaggio rispetto a una previsione basata sulla sola climatologia pu\u00f2 essere piuttosto limitato; le prestazioni possono cambiare sensibilmente in funzione della regione, del mese e del sistema previsionale che si utilizza. L\u2019Italia poi \u00e8 un\u2019area che presenta una notevole complessit\u00e0.

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Figura 1. Circolazione atmosferica che influenza l\u2019andamento climatico stagionale in funzione dell\u2019indice NAO (North Atlantic Oscullation). Credit NOAA
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L’inverno italiano dipende fortemente dalla posizione e dalla persistenza del getto atlantico, dalla distribuzione delle alte pressioni e dall’alternanza fra flussi occidentali, discese artiche e configurazioni di blocco. Piccoli spostamenti dei centri d’azione possono cambiare radicalmente il tempo in Italia. La genesi dei cicloni mediterranei, l’interazione fra aria fredda e mare relativamente caldo e gli effetti orografici rendono difficile prevedere le precipitazioni stagionali, soprattutto a scala regionale. Alpi, Appennini, Pianura Padana e coste hanno risposte climatiche differenti. Una previsione valida per l’Europa meridionale pu\u00f2 non essere rappresentativa delle singole regioni italiane, n\u00e9 tantomeno delle singole localit\u00e0.
\nLa letteratura scientifica recente a proposito della previsione stagionale nel Mediterraneo conferma che la capacit\u00e0 predittiva alle medie latitudini rimane limitata, in particolare per le precipitazioni.

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Come sar\u00e0 l\u2019inverno 2026/2027?

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Vediamo cosa possiamo dire, e in che misura, oggi sul prossimo inverno 2026-2027.
\nPer rispondere a ci\u00f2, abbiamo condotto delle elaborazioni basate sia su dati ERA5 mensile a 0.25\u00b0 utilizzando il periodo 1950-2026 (fino a settembre 2026) sull\u2019area italiana, sia sui dati previsionali dei modelli C3S con le previsioni disponibili da ottobre 2026, corredate di un hindcast sul periodo 1993-2016. Non ci siamo fermati al solo inverno 2026/2027, avendo esaminato anche il comportamento interannuale e decadale, ma qui tratteremo solo i risultati per il periodo novembre 2026 \u2013 febbraio 2027.

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Figura 2. Anomalia media d\u2019ensemble, corretta dal bias sugli hindcast 1993-2026, del multi-model C3S, inizializzato ad inizio ottobre 2026
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Abbiamo cos\u00ec ottenuto una previsione ibrida che \u00e8 stata calibrata per ciascuna macroarea Nord, Centro, Sud, Sicilia e Sardegna, oltre che per le aree limitrofe. I risultati li troviamo nella seguente tabella, dove oltre alla anomalia delle temperature rispetto al periodo 1990-2020, sono espresse anche le probabilit\u00e0 per ciascun tercile.

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Tabella 1. Anomalia termica e distribuzione delle probabilit\u00e0 in tercili per le varie macroaree\"\"

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Per quanto riguarda le precipitazioni, abbiamo ottenuto, analogamente, la seguente tabella:

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Tabella 2. Anomalia delle precipitazioni e distribuzione delle probabilit\u00e0 in tercili per le varie macroaree\"\"

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Per quanto riguarda le temperature, si conferma il segnale caldo. Il modello ibrido d\u00e0 circa +0,9 \u00b0C per l’inverno (77% di probabilit\u00e0 sopra la norma). \u00c8 un valore coerente con la capacit\u00e0 previsionale che abbiamo valutato. Il segnale \u00e8 pi\u00f9 forte al Nord, al Centro e nelle aree limitrofe (+1,2\u2026+1,6 \u00b0C, probabilit\u00e0 sopra la norma \u2248 83-86%) e pi\u00f9 debole al Sud (+0,2 \u00b0C) e sulle Isole (+0,5 \u00b0C).
\nPer quanto riguarda le precipitazioni, il modello ibrido conferma il dipolo invernale con un Nord pi\u00f9 piovoso (+12%), Sicilia e Mediterraneo centrale pi\u00f9 asciutti (circa \u22126%). Tuttavia, la capacit\u00e0 sulle precipitazioni resta bassa e su scala nazionale il segnale \u00e8 nullo.
\nIn conclusione: la previsione stagionale in Italia pu\u00f2 essere uno strumento di supporto alle decisioni, sempre con l\u2019aiuto di un esperto in grado di valutare la qualit\u00e0 e l\u2019affidabilit\u00e0 dei dati a disposizione, utile magari per orientare scenari energetici, agricoli e idrologici, purch\u00e9 le probabilit\u00e0 ottenute siano state ben calibrate sui dati storici. Ovviamente, per la previsione delle singole perturbazioni, delle nevicate e degli episodi di afflusso di aria fredda, per esempio, occorre invece attendere le previsioni meteorologiche, come quelle che noi facciamo, e aggiorniamo costantemente, sul breve e medio termine.

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15 ottobre 2026
\n\u00a9 Raffaele Salerno, Meteo Expert.

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\u00a9 Icona Meteo - Il presente contenuto \u00e8 riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Icona Meteo) e il link al contenuto originale (Come sar\u00e0 il clima del prossimo inverno?)

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Vediamo allora se possiamo dare qualche risposta a questo interrogativo.\nQuanto \u00e8 affidabile una previsione stagionale per l’inverno in Italia?\nUna previsione stagionale per l’inverno italiano ha un’affidabilit\u00e0 non molto elevata, ma non \u00e8 trascurabile, soprattutto quando si esaminano le condizioni a scala regionale. \u00c8 pi\u00f9 opportuno comunque stimare la probabilit\u00e0 di una stagione complessivamente pi\u00f9 calda o pi\u00f9 fredda della norma.\nUna verifica delle previsioni stagionali sull’Europa mostra che, per la temperatura invernale, il vantaggio rispetto a una previsione basata sulla sola climatologia pu\u00f2 essere piuttosto limitato; le prestazioni possono cambiare sensibilmente in funzione della regione, del mese e del sistema previsionale che si utilizza. L\u2019Italia poi \u00e8 un\u2019area che presenta una notevole complessit\u00e0.\nFigura 1. Circolazione atmosferica che influenza l\u2019andamento climatico stagionale in funzione dell\u2019indice NAO (North Atlantic Oscullation). Credit NOAA\nL’inverno italiano dipende fortemente dalla posizione e dalla persistenza del getto atlantico, dalla distribuzione delle alte pressioni e dall’alternanza fra flussi occidentali, discese artiche e configurazioni di blocco. Piccoli spostamenti dei centri d’azione possono cambiare radicalmente il tempo in Italia. La genesi dei cicloni mediterranei, l’interazione fra aria fredda e mare relativamente caldo e gli effetti orografici rendono difficile prevedere le precipitazioni stagionali, soprattutto a scala regionale. Alpi, Appennini, Pianura Padana e coste hanno risposte climatiche differenti. Una previsione valida per l’Europa meridionale pu\u00f2 non essere rappresentativa delle singole regioni italiane, n\u00e9 tantomeno delle singole localit\u00e0.\nLa letteratura scientifica recente a proposito della previsione stagionale nel Mediterraneo conferma che la capacit\u00e0 predittiva alle medie latitudini rimane limitata, in particolare per le precipitazioni.\nCome sar\u00e0 l\u2019inverno 2026/2027?\nVediamo cosa possiamo dire, e in che misura, oggi sul prossimo inverno 2026-2027.\nPer rispondere a ci\u00f2, abbiamo condotto delle elaborazioni basate sia su dati ERA5 mensile a 0.25\u00b0 utilizzando il periodo 1950-2026 (fino a settembre 2026) sull\u2019area italiana, sia sui dati previsionali dei modelli C3S con le previsioni disponibili da ottobre 2026, corredate di un hindcast sul periodo 1993-2016. Non ci siamo fermati al solo inverno 2026/2027, avendo esaminato anche il comportamento interannuale e decadale, ma qui tratteremo solo i risultati per il periodo novembre 2026 \u2013 febbraio 2027.\nFigura 2. Anomalia media d\u2019ensemble, corretta dal bias sugli hindcast 1993-2026, del multi-model C3S, inizializzato ad inizio ottobre 2026\nAbbiamo cos\u00ec ottenuto una previsione ibrida che \u00e8 stata calibrata per ciascuna macroarea Nord, Centro, Sud, Sicilia e Sardegna, oltre che per le aree limitrofe. I risultati li troviamo nella seguente tabella, dove oltre alla anomalia delle temperature rispetto al periodo 1990-2020, sono espresse anche le probabilit\u00e0 per ciascun tercile.\nTabella 1. Anomalia termica e distribuzione delle probabilit\u00e0 in tercili per le varie macroaree\nPer quanto riguarda le precipitazioni, abbiamo ottenuto, analogamente, la seguente tabella:\nTabella 2. Anomalia delle precipitazioni e distribuzione delle probabilit\u00e0 in tercili per le varie macroaree\nPer quanto riguarda le temperature, si conferma il segnale caldo. Il modello ibrido d\u00e0 circa +0,9 \u00b0C per l’inverno (77% di probabilit\u00e0 sopra la norma). \u00c8 un valore coerente con la capacit\u00e0 previsionale che abbiamo valutato. Il segnale \u00e8 pi\u00f9 forte al Nord, al Centro e nelle aree limitrofe (+1,2\u2026+1,6 \u00b0C, probabilit\u00e0 sopra la norma \u2248 83-86%) e pi\u00f9 debole al Sud (+0,2 \u00b0C) e sulle Isole (+0,5 \u00b0C).\nPer quanto riguarda le precipitazioni, il modello ibrido conferma il dipolo invernale con un Nord pi\u00f9 piovoso (+12%), Sicilia e Mediterraneo centrale pi\u00f9 asciutti (circa \u22126%). Tuttavia, la capacit\u00e0 sulle precipitazioni resta bassa e su scala nazionale il segnale \u00e8 nullo.\nIn conclusione: la previsione stagionale in Italia pu\u00f2 essere uno strumento di supporto alle decisioni, sempre con l\u2019aiuto di un esperto in grado di valutare la qualit\u00e0 e l\u2019affidabilit\u00e0 dei dati a disposizione, utile magari per orientare scenari energetici, agricoli e idrologici, purch\u00e9 le probabilit\u00e0 ottenute siano state ben calibrate sui dati storici. 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